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Godspeed You! Black Emperor -Asunder, Sweet And Other Distress- recensione di Paolo Ligutti

god

Niente di nuovo sul fronte post-rock… Forse sì, ma l’album (breve) è potente, solido e coerente più di qualsiasi altra uscita precedente della band.

L’idea è quella di creare l’impatto di una suite orchestrale in 4 movimenti.

Il primo è una lunga ouverture per chitarre, bassi e batteria, priva di fronzoli, dove sulla struttura retta da pesanti, ripetitivi, lenti riff quasi doom, vengono innestate alcune magnifiche variazioni chitarristiche.

Niente fiati.

Né field recordings.

L’esplosione di chitarre e bassi con la quale si chiude questa lunga introduzione si trasforma in un crepitio (sempre prodotto da feedback di chitarre) che lentamente lascia spazio a suoni più astratti, rumori indefiniti e, infine, a un unico ossessivo suono generato da un synth e da un basso distorto che trasforma la suite in una magnifica, dilatata sinfonia drone ambient (il secondo e il terzo movimento: nel terzo intervengono anche alcuni archi e fiati). A rompere la monotonia dronica, l’ultimo euforico movimento, quello più autenticamente post-rock nella sua lunga progressione percussiva…

marzo 30, 2015 at 7:10 pm Lascia un commento


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