SHAUN – Vita da pecora -il film-

marzo 11, 2015 at 12:53 pm Lascia un commento

 

PECORA

“Shaun – Vita da pecora: il film”, girato con la tecnica dei pupazzi
in stop-motion da Mark Burton e Richard Starzack, vince la scommessa
di un lungometraggio d’animazione completamente muto, ad eccezione dei
versi degli animali e di borbottii inintelligibili emessi dagli esseri
umani, che rimane godibilissimo dall’inizio alla fine anche per lo
spettatore adulto. Nella fattoria perfetta condotta da un benevolo
allevatore, le pecore conducono un’esistenza serena ma noiosa,
scandita dai ritmi naturali della veglia, del sonno e della tosatura,
finché la pecora Shaun, dal carattere tutt’altro che remissivo, decide
di concedere a se stessa e alle proprie compagne un giorno di vacanza
apparentemente innocuo. Una serie di eventi imprevisti trasforma la
marachella in un incubo, in cui il fattore si ritrova privo di memoria
nella “Grande Città”, mentre le pecore e il cane da pastore Bitzer si
mettono alla sua ricerca, tentando nel contempo di scampare alle
insidie della vita cittadina. La trama è ben articolata, fra gag
comiche (la scena al ristorante è forse la più esilarante), avventura
e pathos: il pubblico adulto può cogliere citazioni (la fuga sotto
travestimento in certi film sui nazisti) e capovolgimenti (il cane
randagio brutto e dolcissimo e la scena nella “casa di detenzione”,
aggiornamenti ironici di “Lilli e il Vagabondo”). Nel mondo di Shaun
gli esseri umani non sono più intelligenti degli animali di cui
controllano l’esistenza: pecore e cani non parlano, ma leggono,
scrivono, escogitano piani e stratagemmi, mentre i loro antagonisti
umani si lasciano gabbare con facilità da travestimenti improbabili e
manovre diversive, in un crescendo di comicità surreale. Gli animali
sono descritti sia per le loro caratteristiche “naturali” (i maiali
ingordi, il cane fedele, le pecore sempre unite nel gregge), sia con
tratti individuali che li rendono personaggi autentici (il papero che
si fa corrompere, il cane esageratamente ligio alle regole, e
ovviamente Shaun, pecora indipendente e brillante). C’è un affetto
importante e duraturo fra il fattore e le sue pecore (senza contare il
fedele cane Bitzer), che apre e chiude la vicenda, un equilibrio
rassicurante che ci fa pensare alla fattoria come ad una sorta di
giardino dell’Eden in cui uomini ed animali possono convivere in
armonia. Il risultato è un film fresco, giocoso, con personaggi
irresistibili ed un moderato tasso zuccherino che non lascia
intossicati.
Stefania De Zorzi.

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