GONE GIRL L’AMORE BUGIARDO -David Fincher-

gennaio 10, 2015 at 4:51 pm Lascia un commento

 

AMORE BUGIARDO

David Fincher è un regista disturbante, capace come pochi di ritrarre
il lato oscuro e alieno celato nell’essere umano e nella sua ordalia
esistenziale, che si tratti di mostri dichiarati come il serial killer
di “Seven”, o che il soggetto sia, come nel caso del suo ultimo film,
“L’amore bugiardo – Gone Girl”, la situazione apparentemente banale di
un matrimonio male assortito. Nick/Ben Affleck e Amy/Rosamund Pike,
entrambi scrittori a New York, si incontrano, si innamorano e si
sposano; la crisi economica scuote la loro unione, messa poi
definitivamente in crisi dal trasferimento nel Missouri, nel paese
natìo di Nick. La scomparsa improvvisa di Amy una mattina di luglio,
con tracce di violenza in casa, scatena una gogna mediatica ai danni
del marito, ritenuto dall’opinione pubblica il colpevole più probabile
della scomparsa della moglie. E’ solo l’inizio di un film ricco di
colpi di scena e di ribaltamenti di punti di vista, in cui nessuno è
completamente innocente. L’accusato numero uno è l’amore, e il suo
tradursi nell’istituzione matrimoniale: l’anima altrui è
inconoscibile, e l’amore è una finzione, in quanto si ama la
rappresentazione che l’altro dà di sé, o l’idea che desideriamo vedere
realizzata in lui, sia essa fisica o psicologica. Il matrimonio ha il
torto di mostrarci la verità dell’altro, la sua perfetta estraneità
rispetto alla finzione oggetto d’amore, scatenando l’aggressività di
pensieri e azioni. Altrettanto mostruosa è la rappresentazione
stereotipata dei reality show famelici di disgrazie, ansiosi di creare
cliché disumanizzati, in cui i demoni si tramutano in santi o
viceversa nell’arco di un’intervista. L’apparenza domina pubblico e
privato, perché la sostanza manca oppure è talmente oscura da non
poter essere svelata. Fincher dirige il film con spietata eleganza,
seminando dall’inizio indizi sulla vera natura di “Amazing Amy”, del
fedifrago Nick, e della gemella Margo, suo unico legame indissolubile.
La macchina da presa ritrae belle ville borghesi assolutamente
impersonali, alternandole a primi piani in cui i volti a tutto schermo
dei protagonisti diventano maschere, dove è difficile trovare tracce
di umanità. Uno dei film migliori di questa stagione, per regia,
soggetto, dialoghi e interpreti, decisamente sconsigliato a novelli o
futuri sposi.

Stefania De Zorzi

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