ME vs AMAZON di Nicola Maffi

dicembre 6, 2014 at 1:00 pm 2 commenti

amazon

Che tipo di mercato vogliamo per il futuro?

La questione morale: il calzolaio, il fruttivendolo, il falegname,il negozio di libri, il negozio di dischi, la maglieria,sono alcuni lavori che mi vengono in mente al momento, ma se ci fermiamo a riflettere ne troviamo altri , fatelo voi a casa come esercizio mentale e poi ,per chi ha più di 35 anni , cioè quelli che hanno visto gli ultimi rimasugli di quel WELFARE figlio del boom economico, quanto si è perso di quel mondo  con la globalizzazione?

Ecco un esercizio di forte impatto: lo si può fare se si prende l’automobile e si percorre la VIA EMILIA PAVESE in direzione CASTEGGIO, pochi giorni fa ho notato durante una gita fuoriporta l’abbandono e il degrado di questa zona del nord, case senza manutenzione, capannoni abbandonati, fabbriche e cantine vinicole in disuso.

Quello che salta all’occhio è che il panorama sta cambiando in peggio rispetto a quello che vedevo negli anni novanta, capannoni della logistica ovunque – la via EMILIA PAVESE rispecchia il mercato che sta cambiando.

Degrado ambientale – causato da un’assenza di stato che, non avendo risorse,non si occupa più di ripensare a un utilizzo alternativo di strutture abbandonate.

Degrado morale –  il cittadino che vive in una situazione di assenza di istituzioni, pensa ad una giustizia e ad un agire personale per risolvere questioni per le quali prima poteva contare su autorità come il comune ,le amministrazioni sanitarie locali etc…tutto ciò che poteva dare una parvenza di presenza statale.

Degrado culturale: la frase “….DA AMAZON costa meno.

Pronunciata da un cliente di un negozio di dischi di Piacenza, denota quanto il mercato moderno globale sia entrato nelle abitudini di noi consumatori,. Ora d’accordo che costa meno, siamo in tempo di crisi, si può risparmiare??? ok….ma chi ha pronunciato questa frase conosce che livello di sfruttamento c’è dietro al suo prodotto che costa meno?

AMAZON non vuole il sindacato dentro i suoi stabilimenti.

AMAZON rovina il mercato del lavoro, da AMAZON non si impara un lavoro come il FALEGNAME.

AMAZON manipola in modo inaccettabile i dipendenti, che vengono trattati con un modello di gestione dei rapporti tra colleghi di finta collaborazione amichevole.Il dipendente di AMAZON viene portato allo sfinimento, giorno dopo giorno il suo rendimento deve dimostrarsi forzatamente in continua crescita, in caso contrario il contratto non viene rinnovato!

AMAZON  evade le tasse in Lussemburgo!

AMAZON crea monopolio! -è stata aperta un’ inchiesta per una denuncia da parte della casa editrice HACHETTE-

Tutto questo è degrado, il cliente di questo negozio di dischi dimostra che l’operazione è compiuta, il mercato globale ha vinto, questo cliente probabilmente andrà nei centri commerciali di domenica, vorrà il suo pacco da AMAZON in tempi record!

Che senso ha?

Se un libro arriva dopo due settimane, invece che in  due giorni,che senso ha?

Velocità di spedizione?

Perchè?

Può tutto questo sistema globale essere cambiato? boicottare i centri commerciali, frutta, scarpe, pentole , chi più ne ha più ne metta!…ritornare a comprare questi beni nei piccoli negozi, boicottare i prodotti cinesi, favorire i prodotti europei, boicottare!

Non compro da AMAZON!

Ci sono dischi e libri fatti da artisti che amo solo reperibili solo su AMAZON, non li compro!

Possono queste azioni cambiare il mercato?

come opporsi?…ma i cittadini italiani si vogliono opporre?..

Io si, e voi?

secondo uno studio recente la logistica che sta operando nel mercato moderno tra trenta/quarant’anni sarà obsoleta ,ci ritroveremo con mostri di cemento nelle nostre città?che senso ha un consumismo così estremo?

Quando ho un telefono, un’auto, una lavatrice li uso finché possono funzionare, non ne cambio una all’anno.

Può tutto ciò fermare la globalizzazione? La risposta è che la nostra classe politica non lo vuole!

Nicola Maffi

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MOMMY di Xavier Dolan LA NOSTRA PICCOLA “GRANDE” TRIBU’

2 commenti Add your own

  • 1. Cavitos  |  dicembre 8, 2014 alle 11:35 am

    condivido pienamente.
    Riportiamo il lavoro in Italia, compriamo i dischi nei negozi di dischi dove c’è qualcuno che ti intorta e ti consiglia, non al supermercato perchè costano due euro in meno, questo discorso vale per tutto.
    Io nel mio piccolo lo faccio.

    Rispondi
  • 2. massimo  |  gennaio 16, 2015 alle 11:19 am

    Completamente d’accordo, ho fatto girare questo articolo a gente che conosco, spero abbia fatto effetto a loro come a me.

    Rispondi

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