MOMMY di Xavier Dolan

dicembre 3, 2014 at 5:26 pm Lascia un commento

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Xavier chi? Xavier Dolan da J’ai tué ma mère a Mommy

Il nome di Xavier Dolan dirà poco al pubblico italiano. Alcuni cinefili avranno sentito parlare del suo ultimo film, Mommy, che, in concorso quest’anno al festival di Cannes, ha ricevuto il premio della giuria, in fondo magro bottino per un film che gran parte della critica vedeva come il primo pretendente alla Palma d’oro. Ma questo quebecchese di 25 anni era in realtà già ben noto ai cinefili di molti altri paesi: Mommy è il suo primo film a uscire in Italia, distribuito dalla Good Films a partire dal 4 dicembre, ma in realtà Dolan ha già realizzato altri quattro film, tutti usciti al cinema nella maggior parte dei paesi europei. Figlio di un attore, Xavier intraprende la stessa carriera fin dall’età di 5 anni, recitando in film e produzioni televisive; dall’età di 11 anni intraprende anche il mestiere di doppiatore (in Québec solitamente non si utilizza il doppiaggio francese ma viene realizzato localmente).

Il primo film che Dolan realizza come regista (a soli 20 anni) è J’ai tué ma mère, presentato nel 2009 alla Quinzaine des Réalisateurs,  prestigiosa sezione collaterale del festival di Cannes. La sezione prevede quattro premi assegnati da giurie indipendenti, e il film se ne aggiudica tre. È la storia semiautobiografica dei Hubert Minel (Dolan nega, ma il riferimento a Antoine Doinel e a I quattrocento colpi sembra piuttosto evidente) e del difficile rapporto che il ragazzo ha con la madre. Xavier Dolan stesso interpreta questo suo alter ego, mentre la madre è interpretata da Anne Dorval.

Già da questo primo film si notano alcune topoi del cinema di Dolan: dal punto di vista tecnico un utilizzo forte e molto emozionale della musica, solitamente preesistente, e l’insistenza sui ralenti nei punti chiave del film. Dal punto di vista tematico, invece, abbiamo spesso grandi personaggi femminili, madri non certo perfette ma figure bigger than life che combattono in un mondo complicato. E poi le tematiche legate all’omosessualità, anche se Dolan realizza dei film gay 2.0, che non sono costruiti con l’obiettivo di affermare una status ma piuttosto cercano di inscrivere la condizione omosessuale in un contesto più ampio.

Solo un anno dopo il trionfo di J’ai tué ma mère, Dolan torna a Cannes nel 2010 con Les amours imaginaires, questa volta al festival ufficiale, ma nella sezione collaterale Un Certain Regard. Stupisce come a un solo anno di distanza dal precedente,  Dolan realizza un film molto diverso, un divertissement attorno a una coppia di amici (lo stesso Dolan e Monia Chokri) che si innamorano dello stesso ragazzo, Niels Schneider, filmato come un moderno David michelangiolesco.

Passeranno poi due anni fino alla presentazione, di nuovo a Un Certain Regard di Cannes, di Laurence Anyways. Per la prima volta Dolan non è protagonista, ma lavora con un attore molto conosciuto (doveva essere all’inizio Louis Garrel, a cui poi è subentrato Melvil Poupaud), per raccontare la storia del cambiamento di sesso di Laurence. Suzanne Clément ne interpreta la compagna, che gli resta accanto, non senza difficoltà, durante la transizione. Di grande respiro e molto ambizioso, è un film rispetto al quale Dolan non ha mai negato la delusione per non essere stato selezionato nel concorso principale al festival di Cannes.

Nel 2013 Dolan presenta, in concorso al festival di Venezia, Tom à la ferme, tratto da una pièce di Michel Marc Bouchard. Di nuovo è lo stesso regista protagonista, nel ruolo di Tom, un ragazzo di città che si reca nella campagna profonda per i funerali del compagno. Qui scopre che la madre non sa nulla dell’omosessualità del figlio, e il fratello gli impedisce di raccontarle la verità. Un film meno dolaniano dei precedenti ma che riesce a creare un’atmosfera molto tesa e densa.

E infine nel 2014 Dolan raggiunge il concorso al festival di Cannes. Mommy, suo quinto film, racconta dell difficile convivenza tra Diane (Anne Dorval) e il figlio Steve,che soffre della sindrome ADHD (Antoine Olivier Pilon), un rapporto in cui si insirerirà la vicina Kyla (Suzanne Clément), in un concentrato emozionale raramente visto al cinema. Il film è girato in un slang quebecchese tale da richiedere i sottotitoli anche per un pubblico francofono.

Il formato è 1:1, e Dolan dice di essersi ispirato alle copertine dei CD (già l’aveva utilizzato l’anno prima per il discusso videoclip di College Boy degli Indochine, che già vedeva protagonista il giovane Antoine Olivier Pilon). E’ un formato molto centrato sui volti e che crea nello spettatore una sensazione di imprigionamento, anche se in alcuni momenti lo schermo si allarga, espandendosi con le emozioni di questo esplosivo trio di attori.

Lo stile di Dolan è molto riconoscibile, e ne fa un regista amato e odiato proprio perché non ha mezze misure, un narcisista megalomane, spavaldo come solo i ventenni possono essere. I suoi primi cinque film sono talmente diversi tra loro da  farci entusiasmare per un grande autore sempre alla ricerca di nuove esperienze. E tutto lascia supporre che il prossimo film, The Death and Life of John F. Donovan, che sarà girato in inglese e vedrà come protagonista Jessica Chastain, non sarà da meno.

Alessandro Zucconi

Da domani Giovedì 4 Dicembre in programmazione al Cinema Jolly di San Nicolò!

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