INTERSTELLAR di Christopher Nolan

novembre 16, 2014 at 4:58 pm 1 commento

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Il 2014 verra’ indubbiamente ricordato come l’anno di “INTERSTELLAR”, nessuna opera degli ultimi tempi puo’ solo minimamente accostarsi anche solo per ambizione a questa gigantesca epopea Nolaniana. Gia dal punto di vista tecnico ci troviamo davanti a qualcosa di veramente importante.

Le tonalita’ regalate dalle sfocature e dalla grana dell’utilizzo della pellicola durante le scene “terresti” restituiscono allo schermo quel retrogusto “Low-tech” che ben si sposa con lo scenario presentato sullo schermo nella parte iniziale. Nolan da sempre schieratosi contro il massiccio utilizzo di computer grafica ricostruisce tutto sul set. Fattoria, campi di grano, interi paesi, navicelle e tute spaziali.

Non si bada di certo a spese per queste realizzazioni, ma la resa e’ clamorosamente realistica specialmente in questi tempi dove praticamente tutto e’ girato davanti a giganteschi ed impersonali “green screen” ed anche una lacrima viene ricreata in digitale.
Nolan abbandona per questa volta il caratteristico stile freddo dei suoi film precedenti per una storia che fa del sentimento e di tutte le sue trascendenze la chiave di lettura dell’intera vicenda e richiede dallo spettatore ,come sempre, grande attenzione.

Se con “Inception” si e’ discusso per anni sul fatto che la trottola cadesse o meno qui gli enigmi e le domande poste durante i quasi 170 minuti sono molteplici e toccano “corde” che vanno dalla scienza,al mistico fino a quello piu’ di “pericoloso” della religione.

Chi sono “gli altri”, come crescera’ la nostra conoscenza, fino a che punto l’evoluzione riuscira’ a spingersi tra migliaia di anni sono solo alcuni degli intrecci che di Nolan cerca di raccontarci la sua personale “visione” del soggetto. E’ proprio questo aspetto visionario quello che piu’ ci fa comprendere la maturita’ raggiunta dal regista ,parlare di sfida lanciata a “2001 Odissea nello Spazio” forse rimane esagerato come paragone ma e’ innegabile che in piu’ di una situazione i rimandi al capolavoro di Kubrick si fa’ evidente.

Le sequenze “pentadimensionali” della seconda parte sono sublimi, malate, coraggiose e di una genialita’ strepitosa anche se, ripeto, faticano ancora oggi ad avvicinarsi a ciò che il sommo maestro Stanley realizzo più di mezzo secolo fa.

Ad una prima visione possono apparire grottesche ma e’ una sensazione che si esaurisce presto quando si delinea agli occhi dello spettatore la magnificenza della messa in scena di un concetto talmente elevato e complesso che solo un immenso regista poteva portare su schermo senza scadere nel ridicolo.
Viene quindi da pensare che Nolan deponga nei suoi spettatori un immensa fiducia e considerazione dettata dal fatto che portare su schermo una sceneggiatura basata principalmente sui concetti quantistici sul viaggio temporale non e’ cosa da tutti i giorni ne facilmente digeribile ed assimilabile da un pubblico di massa.

Un film capace di “ rinnovarsi e bisogna quindi fugare subito i dubbi e dire chiaramente che questo “Interstellar” non e’ un disaster movie ambientato fuori dalla galassia ma un film estremamente complesso, impegnativo e che necessita, per una totale (sarebbe meglio dire parziale) comprensione sicuramente piu’ di una visione. Il bello del cinema dei fratelli Nolan sta anche in questo aspetto, fidelizzare il pubblico facendolo avvicinare a se lentamente incuriosendolo nel comprendere passo dopo passo, visione dopo visione i cervellotici concetti che sono soliti trasportare su pellicola.

Non approfondire, dopo la visione, i significati di un film come questo sarebbe come lasciare incompleto un bellissimo puzzle o spegnere dopo pochi secondi un album indimenticabile.

Entrare in sala, lasciarsi trasportare da questo straordinario susseguirsi di immagini, suoni ed emozioni senza farsi troppe domande(di cui fidati….non sapresti la risposta) e poi lasciare metabolizzare il tutto e’ il modo migliore per apprezzare e dare il giusto tributo ad opera eccellente, matura e destinata a lasciare il segno nel cinema d’autore di genere.

Voto 8

Fabrizio Milani

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IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone KILL LIST di Ben Wheatley

1 commento Add your own

  • 1. il barman del club  |  dicembre 6, 2014 alle 12:57 pm

    non lo so, io sono un appassionato di fantascienza e sinceramente ho trovato in questo film (tra l’altro adoro Nolan) molte forzature che dovevano essere funzionali alla storia. Probabilmente, come dici tu, bisognerebbe rivederlo per accettare certe soluzioni.
    Capitato su Alphaville per caso e con piacere direi !

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