THE GRAND BUDAPEST HOTEL -Wes Anderson-

aprile 26, 2014 at 4:00 pm Lascia un commento

Grand-Budapest-Hotel-UK-Quad-Poster

In un giardino invernale ai piedi di un monumento, una ragazza legge
il libro dell’autore celebrato dal monumento stesso; nel romanzo
l’autore narra di come, da giovane, abbia frequentato il decadente
“Grand Budapest Hotel”, conoscendone il proprietario; questi racconta
in prima persona allo scrittore le vicende avventurose che lo hanno
portato in gioventù a possedere l’Hotel. Il gioco di scatole cinesi
messo in scena da Wes Anderson nel film omonimo è estremamente
raffinato, con l’immagine che si restringe quasi subito in formato
4:3, sottolineando la dimensione fiabesca della storia. Una fiaba per
adulti, naturalmente, in cui non mancano eroismo, malvagità, ardenti
passioni giovanili e altre molto più mature e disincantate, mentre il
tocco inquietante della storia decreta la fine inesorabile di una
Belle Epoque aristocratica e decadente. L’estetica di Anderson è ben
visibile in sequenze dalle forti valenze pittoriche: un rosso
fiammingo domina nell’ascensore, l’Hotel nel suo fulgore è di un
delicato rosa pastello, mentre figure e scritte spiccano in nero sul
bianco abbagliante della neve.
Le insegne sono “divertissements” (il distributore di benzina è il
“Fuelitz”), le immagini talvolta si oscurano ai bordi, come nei film
muti degli anni Venti, oppure accelerano simulando le comiche del
passato. Grandioso il cast, con un impareggiabile Ralph
Fiennes/Gustave, concierge amante di anziane e aristocratiche signore,
ma anche eroico difensore del suo giovane amico Tony Revolori/Zero
Moustafa, impersonato in età adulta da un carismatico Murray Abraham.
E ancora altri attori feticcio di Anderson, fra cui Bill Murray, Owen
Wilson, Jason Schwartzman, Adrien Brody, che il regista rimescola e
dispone in scena attraverso i suoi film con gioiosa leggerezza. Alla
fine il risultato entusiasma, anche se a tratti si ha l’impressione
che Anderson sia arrivato al limite del suo gioco stilistico, e che
calcando appena un po’ di più la mano il genio possa strafare.

Stefania De Zorzi

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