PRISONERS -Denis Villeneuve-

marzo 4, 2014 at 11:03 am Lascia un commento

 

PRISONER

Una grigia e perennemente uggiosa Pennsylvania e’ teatro della vicenda raccontata in “Prisoners” primo film in lingua inglese di Denis Villeneuve, talentuoso regista canadese autore del precedente “La donna che canta  “ già capace di strappare una nomination all’Oscar come “miglior film straniero” nel 2011.

Come protagonista troviamo Keller Dover (Hugh Jackman) marito, padre fortemente credente che si troverà’ a dovere intraprendere una corsa contro il tempo per ritrovare la sua giovanissima figlia scomparsa misteriosamente nel nulla,insieme all’amichetta del cuore, forse rapita da un misterioso camper avvistato poche ore prima nei paraggi della loro abitazione durante i preparativi del giorno del Ringraziamento.

Viene incaricato del caso il detective Loki (Jake Gillenhall) che in poche ore rintraccia il camper con a bordo Alex (Paul Dano), un ragazzo con un evidente ritardo mentale che pare pero’ non essere direttamente implicato nel sequestro.

Una volte rilasciato inizia il tormento di Keller, convinto che in realtà’ sia proprio lui il rapitore, che sia stato scarcerato per un vizio di forma legale e riconsegnato alla nonna,sua unica tutrice.

Mentre le indagini proseguono, Keller decide di compiere quindi un gesto disperato.

Imprigionare Alex in una sua vecchia abitazione ormai in disuso e compiere su di lui terribili atti che vanno contro a tutto cio’ che la sua intoccabile fede lo ha sempre portato a fare, al fine di provare ad estrapolargli la “sua” verita’ che purtroppo sarà’ più triste, cruda e malata di quello che si poteva immaginare.

 

Per un regista che si affacciava alla sua prima grossa produzione agevolato da un cast di superstelle il rischio di incappare in un mezzo passo falso era dietro l’angolo.

Tutto pero’ e’ smentito da questo lavoro davvero notevole che lo rende indubbiamente uno dei migliori thriller degli ultimi 10 anni.

I richiami a “Mystic River” sono evidenti (anche se non siamo ancora a quei livelli), in entrambe le opere era un padre a cercare di farsi giustizia da solo ma mentre nel caso del film di Eastwood era un padre delinquente, qui invece la figura di Keller risulta essere più’ “positiva”.

Disposto a tutto, iniziando a dubitare nella fede e vicino a ricadere nel tunnel dell’alcool il personaggio di Jackman, grazie alla sua forse migliore interpretazione, ruba la scena fin dai primi minuti anche ai sempre bravissimi Jake Gillenhall (Donnie Darko,Source Code), Maria Bello (utilizzata davvero poco pero’ in questo film) ed a Paul Dano che qui troviamo in una parte diametralmente opposta a quella che interpretò in quel gioiellino che porta il nome di “Ruby Sparks”.

La fotografia di Roger Deakins (già presente in altri cult del calibro de “Il Grande Lebowsky”, ”Le ali della libertà’”Fargo” ed “A Beautiful Mind”) e’ grandiosa.

Opprime, trasmette quel senso di mancanza di speranza che si sposa perfettamente con i fatti raccontati nella vicenda, facendo percepire tutta la sua insalubre atmosfera, il freddo, il sangue ed il dolore vissuto dai protagonisti.

Tornando alla regia, gli va dato merito di essere riuscito a creare sequenze davvero di notevole impatto visivo, capaci di riuscire ad incatenare le numerose vicende che nel corso delle quasi 2 ore e mezzo (minutaggio che il più delle volte può’ portare a cali di tensione)  si sviluppano senza mai perdere di interesse, o facendo registrare cali di suspence agevolata, sorretto anche da una sceneggiatura robustissima dove una frase anche solo sussurrata o un sibilo che giunge da chissa’ dove riesce a stravolgere tutto quello visto fino a pochi minuti prima.

 

Milani Fabrizio

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