12 ANNI SCHIAVO di Steve McQueen

febbraio 19, 2014 at 2:07 pm 1 commento

12 ANNI
C’è una cosa che il film di Steve McQueen si tiene ben stretta, celata dietro gli occhi magnifici dell’attore Chiwetel Ejiofor. Noi la chiamiamo banalmente speranza. In “12 anni schiavo”, invece,  essa ristagna in un concetto (“non voglio sopravvivere,  voglio vivere”) quasi ellittico. Prigioniero nel corpo e nella mente che non calcola più il passare del tempo.
Dopo Hunger e Shame abbiamo imparato che non si guarda un film del regista inglese per la scomodità dei suoi lavori,  ma per le storie che racconta. Storie di cinema rese più imprevedibili dai suoi personaggi, dalla loro forza o dalle loro debolezze.
A toccare il capolavoro,  “12 anni schiavo” ci arriva attraverso il memoir di Solomon Northup ripescato in biblioteca dalla moglie di McQueen. La vicenda del violinista di colore,  nato libero e fatto schiavo nel 1841 per vivere o morire in una piantagione della Louisiana,  rispondeva esattamente ai desideri del regista. Raccontare la schiavitù come altri non hanno saputo o voluto fare. E nel farlo narrare l’odissea di un uomo che torna alla sua famiglia. La violenza fa parte dello schema. La gara di bravura Ejiofor, Michael Fassbender e Lupita Nyong’o, un dono gradito.
MARIO A. RUMOR  (MUCCHIO)
NEGRONI
PARERE CONTRARIO!

Dopo l’uscita americana a novembre arriva anche in Italia il 20 febbraio il nuovo film di Steve McQueen. Noto prima di tutto come artista video, si è affermato poi come regista con Hunger (2008) e Shame (2011), due film molto innovativi dal punto di vista formale.

Era grande allora l’attesa per il nuovo film 12 Years a Slave, che si presentava come più tradizionale dal punto di vista narrativo. Il film racconta la storia di Solomon Northup, nero di Saratoga che viene rapito e deportato nel Sud, dove per 12 anni vivrà da schiavo sottoposto a terribili condizioni di lavoro e di vita.

Personalmente sono entrato al cinema con tante aspettative, e ne sono uscito pensando che il film, per quanto intenso, non sia molto diverso dai recenti film biografici The Butler e Mandela. E’ vero come dice McQueen, che pochi film hanno affrontato il tema dello schiavismo,  e solo negli ultimi anni qualcosa si è mosso.

Ma cosa distigue questo film da un medio biopic hollywoodiano? Ho cercato risposte (anche rivedendolo una seconda volta) ma non ne ho trovate molte. In primis, una camera che indugia sulle violenze. Con inquadrature lunghissime che puntano a infastidire e mettere a disagio lo spettatore. Questo no, non è hollywodiano. Ma nemmeno è qualcosa di particolarmente riuscito, sembra un modo piuttosto volgare di compiacersi della violenza.

La fotografia è curatissima, come anche i movimenti di macchina piuttosto elaborati che sono un punto di forza del regista. La colonna sonora è double-face con momenti di forza stridente ma con momenti di pura retorica da mediocre film hollywoodiano. I dialoghi sono piuttosto tronfi, i tanti grandi attori interpretano personaggi in gran parte dei casi tagliati con l’accetta.

Francamente non capisco che cosa abbia consentito un tale trionfo critico. Sono quasi il solo a cui questo film non sia piaciuto (almeno in buona compagnia : Les cahiers du cinéma), per cui vi consiglio comunque di non perderlo e di farvi una vostra opinione.

ALESSANDRO ZUCCONI

 

12 Years A Slave

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