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Nymphomaniac, un nostro amico ha visto il film in anteprima!

Nymphomaniac poster composite

 

Nymphomaniac, Part 1 – di Lars Von Trier

 

Dopo il titolo che ci viene sparato in faccia à la Tarantino, quasi un minuto di schermo nero, con un fruscio d’acqua che si avverte lontano. L’atmosfera è creata per un inizio di una bellezza folgorante. Nevica e si è formato un piccolo ruscello, tra vicoli opprimenti ed edifici con i mattoni a vista. Joe, il personaggio di Charlotte Gainsbourg, è a terra ferita. La raccoglie Seligman (Stellan Skarsgard), che la porta nella propria casa per rifocillarla e svolge un ruolo a metà tra prete benevolo e psicanalista. Da qui comincia il racconto che Joe fa della propria storia di ninfomane, in otto capitoli ben scanditi sullo schermo (di cui cinque visibili in questa prima parte).

 

Il racconto della narratrice è sempre molto presente, e sembra voler di tanto in tanto raffreddare e razionalizzare i momenti della storia che vediamo sullo schermo. Le metafore proposte dai due personaggi sono continue : dalla pesca, alla manicure, ai preludi per organo di Bach, e appesantiscono notevolmente il film.

 

Rispetto a come i vari capitoli ci erano stati presentati nel geniale battage pubblicitario, che ha svelato goccia a goccia alcuni elementi, sorprende l’uniformità dello stile: solo il quarto capitolo, in un bianco e nero luminoso, emerge nettamente rispetto agli altri, ed è aperto da un piano sequenza che sembra omaggiare Bela Tarr.

 

Le scene di sesso sono tante, ma gli stacchi che includono gli organi genitali degli attori (o dei loro “doppi”) sono sempre piuttosto veloci. Forse differente in questo è il montaggio origniale di Von Trier, che dura cinque ore e mezza contro le quattro di questa versione del distributore internazionale (ma pur sempre approvata dal regista).

 

Von Trier pensa in grande e realizza un film che, come i precedenti capitoli della ormai cosiddetta Trilogia della depressione (Antichrist e Melancholia), raggiunge un nichilismo senza uscita. Di ironia, come spesso negli ultimi lavori del regista, non c’è nemmeno l’ombra; mentre invece ne usano i curatori dell’affascinante sito del film che ci invitano ad attendere la seconda parte: More to come…?

Alessandro Zucconi

gennaio 8, 2014 at 11:54 am 1 commento


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