LA SCELTA DI BARBARA

settembre 27, 2013 at 9:42 am Lascia un commento

Locandina La scelta di Barbara

Estate 1980. A causa di una richiesta di visto di uscita dalla Germania Est Barbara, una dottoressa, viene trasferita da Berlino in un ospedale di campagna. Il suo fidanzato Jörg, che vive all’Ovest sta pianificando la sua fuga. Barbara svolge con scrupolo il suo lavoro di chirurgo pediatra ma si tiene a distanza dai colleghi che pensa di dover frequentare ancora per poco tempo. Il primario Andre è però interessato a lei e non solo professionalmente. Man mano che il giorno della fuga si avvicina la situazione per Barbara, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi (la polizia politica) si complica.
Il cinema tedesco ha ovviamente ancora molto da raccontare sui decenni in cui la Germania era divisa in due e all’Est il controllo del Partito comunista era soffocante. Christian Petzold affronta il tema con un punto di vista estetico innovativo perché ritrae la vita sotto la dittatura con colori caldi rifuggendo dallo stereotipo abusato di una luce livida come la situazione psicologica dei personaggi. L’originalità però si arresta a questo punto perché ogni situazione si fa prevedibile così come un finale in cui le concomitanze diventano degne di un romanzo d’appendice appesantisce quanto visto sino a quel punto. L’occasione di descrivere un sentimento che nasce e si sviluppa progressivamente finendo con il mettere in secondo piano il desiderio di libertà viene sprecata non per colpa degli attori che sanno intercettare con abilità lo stato di tensione diffusa che pervadeva le vite anche di chi si trovava in una posizione elevata come quella del medico. È la sceneggiatura, scritta dallo stesso Petzold, che mostra come talvolta i plot di base possano essere simili ma gli esiti si manifestino come profondamente diversi. Perché il regista dichiara di avere avuto come fonte di ispirazione primaria Acque del Suddi Howard Hawks con Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Purtroppo il confronto con quel classico del cinema si rivela perdente perché la scrittura resta in superficie e alla fine si ha l’impressione di un discreto film per la tv.

Giancarlo Zappoli   http://www.mymovies.it/

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COME UN TUONO NO i giorni dell’arcobaleno

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