Pietà di Kim Ki-Duk ( dvd e b-ray )

giugno 24, 2013 at 9:35 am Lascia un commento

Corea del Sud. Gang-do è un sa­di­co si­ca­rio as­sol­da­to da un grup­po di usu­rai per ri­scuo­te­re i loro de­bi­ti. Senza fa­mi­glia e senza nien­te da per­de­re, il gio­va­ne tor­tu­ra e stor­pia di de­bi­to­ri i po­ve­ri de­bi­to­ri che non rie­sco­no a pa­ga­re. La sua pro­spet­ti­va di vita cam­bia quan­do gli si pre­sen­ta in casa una donna che so­stie­ne di es­se­re sua madre. Ini­zial­men­te scon­tro­so e vio­len­to, col tempo si af­fe­zio­na a quel­la fi­gu­ra ma­ter­na fi­no­ra as­sen­te che na­scon­de però una tra­gi­ca ve­ri­tà.

Col suo ul­ti­mo film il co­rea­no Kim Ki-Duk ci porta di fron­te una real­tà so­cia­le con­tem­po­ra­nea cru­de­le e spie­ta­ta. Il ti­to­lo in­fat­ti trae in in­gan­no. Al suo in­ter­no non è pre­sen­te alcun sen­to­re di pietà: le co­scien­ze sono uni­ca­men­te mosse e go­ver­na­te dal de­na­ro; tutto si muove in sua fun­zio­ne e tutto viene so­praf­fat­to da prio­ri­tà che uc­ci­do­no e in­fan­ga­no la di­gni­tà umana.

Senza pietà è Gang-do quan­do “vio­len­ta” le sue vit­ti­me e senza pietà, verso i loro corpi e la loro vita, ri­sul­ta­no es­se­re le vit­ti­me stes­se, di­spo­ste a sa­cri­fi­ca­re una parte di loro per sot­to­met­ter­si alle leggi del ca­pi­ta­li­smo. Una pietà che viene sot­to­mes­sa al sen­ti­men­to di ven­det­ta e al forte ri­mor­so del­l’in­cre­di­bi­le fi­na­le.

Se la prima parte del film può sem­bra­re leg­ger­men­te lenta, piat­ta e am­bi­gua (co­mun­que ca­ri­ca delle con­sue­te forti e de­sta­bi­liz­zan­ti im­ma­gi­ni del re­gi­sta co­rea­no) è per­fet­ta­men­te fun­zio­na­le alla se­con­da, che im­prov­vi­sa­men­te tra­sfor­ma il film in un in­quie­tan­te “th­ril­ler” psi­co­lo­gi­co an­go­scian­te e fe­ro­ce.

Cam­bian­do in con­ti­nua­zio­ne tipo di fo­ca­liz­za­zio­ne Ki-Duk turba e sbi­got­ti­sce le co­scien­ze dello spet­ta­to­re, muo­ven­do nello stes­so tempo una fe­ro­ce cri­ti­ca alla so­cie­tà con­tem­po­ra­nea e alla sua ideo­lo­gia ca­pi­ta­li­sta, usan­do im­ma­gi­ni di una vio­len­za di­stur­ban­te e una tec­ni­ca im­pec­ca­bi­le, so­spin­ta da nu­me­ro­se ri­pre­se a mano e ac­com­pa­gna­te da un mon­tag­gio rit­ma­to e de­vian­te e sna­tu­ran­te, come nella scena in cui la donna, in­ter­pre­ta­ta da una su­per­ba Cho Min-soo, in­to­na una com­mo­ven­te ninna nanna.

Pieta è un gran­de film, una su­per­ba ri­fles­sio­ne che il­lu­mi­na e scon­vol­ge al tempo stes­so.

Nicolò Barabino (www.storiadeifilm.it)

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