Autechre – Exai ( 2cd – 4lp )

marzo 9, 2013 at 7:05 pm Lascia un commento

Difficile non cadere nel misticismo quando si parla di Autechre. L’influenza, i capolavori partoriti, l’aura di santità che li avvolge da sempre. Autechre è iperspazio, è lo slancio dell’elettronica verso la visione, sono stati negli anni 90 quelli con cui misurarsi in una serie di produzioni che era difficile non notare, evitare.
Dall’altro lato la parola Autechre è sempre stata sinonimo di assenza di vita, la matematica dei sentimenti, le cui collisioni analogiche si sono sempre mosse in un panorama algido seppur in continua evoluzione. Aurore per troppe solitudini.

“Exai” si pone come l’ennesima sfida verso sé stessi, verso chi ascolta, verso il mercato dell’elettronica dopo aver divorato dubstep e grime, footwork, jit e trap. Un mondo che aveva riscoperto i break, la non-melodia, il subwoofer come totem, un mondo che ha visto Skrillex dichiarare amore per Aphex Twin e ricevere schiaffi dal proprio pubblico desideroso di drop. Un mondo che nel 2012 ha riscoperto la house, come se non fosse mai esistita prima, come se trent’anni di club non fossero mai esisti. Dopo tutto questo e dopo “Overstes” e “Move of Ten” ritornano gli Autechre.

Tornano come torna il profeta in patria, tornano con un monolite doppio da 121 minuti di saturazioni ambient, breakcore, drill’n’bass e scheletri ritmici che hanno a che fare con i “Disinegration Loops” di Basinski se solo il processing digitale glielo permettesse (“Bladelores”). “Exai” è una somma di contemporaneità a nome AE che viaggia in un mondo iper-personale di bleeps e bass sound che sfondano l’avanguardia footwork di Africa Hitech in “Runrepik”, portando i break in 64esimi a confrontarsi con la paranoia dark-ambient, o che lavorano con la sampladelica rave di “T ess xi”.

E’ ultra-autechrismo tutto quello che succede in “1 1 Is”, in cui la coppia di veterani rilegge il proprio suono ricordandoti che puoi impegnarti quanto vuoi a suonare come loro ma loro sapranno suonare loro stessi sempre con una visione d’anticipo, e se “jatavee C” fa pensare che davvero potrebbe arrivare il tool da dancefloor, riscopri l’attitudine punk da molestatori sonori nella conclusiva “YJY UX”, in cui la ricomposizione e l’overdrive digitale fanno da padroni per un incubo ciclico in costante ritorno.

Con “Exai” gli Autechre rilasciano il loro disco più ambizioso degli ultimi anni, sfidando in sopportazione l’ascoltatore, regalando perle che solo due così potrebbero partorire, imponendo anche la boria dei vecchi maestri, ma soprattutto un nuovo punto di rincorsa per la loro esperienza.

Alberto Guidetti (www.ondarock.it)

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