Archive for dicembre 7, 2012

Satantango di Bela Tarr

Diviso in 2 parti e in 12 capitoli per la durata di 7 ore e più, costato quasi 4 anni di lavoro (1991-94), tratto da un romanzo di László Krasznahorkai, adattato dall’autore col regista, è il più ambizioso dei film di Tarr, il narratore più estremo del cinema magiaro, attivo dal 1977. In un villaggio della pianura stepposa ungherese due gabbamondo, già dati per morti, convincono la popolazione a lasciare le proprie case e i loro risparmi, necessari a fondare una colonia collettiva dell’utopia. In cadenze allegoriche, anche se storicamente precise, è una satira antiautoritaria e, insieme, un apologo metafisico. Tema centrale: quelle che i padri della Chiesa cristiana chiamavano le figlie dell’accidia (filiae acediae), intesa come “la fuga dell’uomo davanti alle ricchezze delle proprie possibilità spirituali”: il torpore, il divertimento e soprattutto la disperazione, cioè la presuntuosa e compiaciuta certezza di essere già condannati alla rovina. (Leggere il Canto VII dell’Inferno di Dante). Influenzata dal cinema “improvvisato” di Cassavetes, ma anche dall’elegante rigore coreografico di Jancsó e Tarkovskij, la scrittura di Tarr è affidata a una esasperata dilatazione dello spazio e del tempo in lunghi piani-sequenza. La tensione che ne deriva corrisponde alla stasi spirituale mortifera del racconto e “si traduce in un’indagine ‘ontologica’ sul cinema stesso, sulla dialettica che lo fonda” (A. Piccardi). Fotografia: Gabor Medvigy.AUTORE LETTERARIO: László Krasznahorkai

dicembre 7, 2012 at 12:53 PM Lascia un commento

Walkabouts – Berlin ( cd – 2lp )

All’indomani del rilancio in grande stile della storica formazione americana, grazie a due dischi di livello superiore come “Acetylene” e “Travels in dustland”, arriva nei negozi “Berlin”, emozionante sintesi di un concerto tenuto al C-Club di Berlino sabato 14 luglio 2012 durante il tour europeo di quest’anno.
E’ il primo live ufficiale dei Walkabouts, in pista dal 1984, da sempre contraddistinti per non aver nulla a che vedere con il movimento grungr, pur essendo di Seattle e pur avendo inciso per molto tempo con la Sub Pop.

In line-up ci sono ovviamente Carla Torgerson (voce e chitarra) e Chris Eckman (voce e chitarra), coadiuvati dai fedeli scudieri Terri Moeller alla batteria, Glenn Slater alle tastiere e Michael Wells al basso, più la recente new entry Paul Austin alla chitarra.
La qualità dei brani selezionati è altissima, e la resa live dona un plus ulteriore in grado di rendere queste registrazioni imperdibili. In più, aggiungeteci la voce della Torgerson, in grado di arricchire ulteriormente idee già di per sé eccellenti, facendole diventare meraviglia assoluta, ed ecco che vi renderete presto conto di avere fra le mani un documento di una bellezza clamorosa.

Circa metà della scaletta (sei brani sui tredici complessivi) è occupata da estratti dai due lavori più recenti, ma sono ben rappresentati anche “Devil’s Road” (1996), con tre tracce, e “New West Motel” (1993), con due; un brano a testa per “Ended Up A Stranger” (2001) e “Setting The Woods On Fire” (1994).

Queste non sono tredici canzoni, sono tredici capolavori assoluti scolpiti durante un’emozionante serata berlinese, spaziando dalla dolcezza infinita di “The Light Will Stay On”, “Border Town” e “Horizion Fade” alle atmosfere da spy story di “Lazarus Heart”, dall’incalzante iniziale “Rainmaker Blues” agli imperdibili mid-tempo “Rebecca Wild” ed “Every River Will Burn”, dalle rabbiose sferzate di “Acetylene” alle memorabili cavalcate elettriche (scritte con Neil Young nel cuore) “Long Drive In A Slow Machine”, “Jack Candy” e “The Stopping-Off Place”, sino al delirio consumato negli oltre dodici minuti finali di “Grand Theft Auto”.

Ogni giorno vi innamorerete di una traccia diversa, oggi per me è la volta di “The Dustlands”: memorabile, resa ancor meglio rispetto alla versione in studio, senza troppi accorgimenti vocali.
“Berlin” si impone da subito come mirabile instant classic, una pietra angolare della moderna Americana, con la medesima portata storica e catartica di “Kicking Television” dei Wilco (e mi fermo alle band contemporanee, senza andare a scomodare gli evergreen), un disco superbo, che tutti gli appassionati del genere devono possedere.

Un lavoro concreto, coerente e sincero,  in grado di restituire intatta tutta la magia di uno show dei Walkabouts, una band in grandissima forma che con quest’opera suggella un momento di forma straordinaria. Se il vostro miglior amico/a ama questo tipo di suoni, sapete già cosa regalargli per il prossimo Natale. Un live che mi sento di poter definire indispensabile.

Claudio Lancia (www.0ndarock.it)

dicembre 7, 2012 at 12:49 PM 1 commento


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