Tame Impala – Lonerism ( cd – 2lp )

ottobre 29, 2012 at 4:47 pm Lascia un commento

Potrebbe essere scambiato come un inizio sì “scenografico”, ma privo di significato, questo di “Lonerism”; un attacco di panico espresso attraverso un’allitterazione ansimante. Invece porta con sé tutto il senso dell’identità espressiva dei Tame Impala di Kevin Parker: l’agorafobia del mondo completamente connesso, il terrore della propria esposizione a una massa indistinta e colossale di persone invisibili.
È così che la solitudine è “beatitudine”; lo è tanto da comprimere l’Io in una bolla protettiva, fatta di riverberi elettronici, ossessive pulsazioni, come se fosse un delirio provocato dal solo contatto con la Rete, da emicranie da insonnia e lievi accenni di schizofrenia. Una sindrome che possiamo facilmente definire “Lonerism”, quella che ha colto Parker e lo ha spinto a scrivere questo seguito che, a quanto pare, è stato concepito a ridosso dello scorso “Innerspeaker”.

La registrazione è stata poi improvvisata lungo questi ultimi due anni di tour; una parte di chitarra a Vienna, una di voce sull’aereo tra Singapore e Londra, ecc. Anche da questo viene il carattere un po’ di “raccolta di cianfrusaglie” del disco, che sposta la barra verso autori che sono già stati individuati da più parti in Todd Rundgren (la bella “Apocalypse Dreams”) e nei Beatles (“Mind Mischief”, “Nothing That Has Happened Us….”, “Feels Like We Can Only Go Backwards”, fino alla ballata Lennon-iana di “Sun’s Coming Up (Lambingtons)”).
Non dal punto di vista sonoro, ma più prettamente compositivo, si avverte questa vaga casualness – molto Rundgren-iana – con la quale si passa dal prog-blues opprimente di “Elephant” allo struscio di tastiere di “Keep On Lying”, culminante in un incubo di fuzz e risate in sottofondo. Certo un dato che naturalmente testimonia le capacità della band, ma non la riuscita totale, dal punto di vista artistico, del disco.

Nonostante l’impronta forte, come al solito, del sound (base ritmica solida, basso prorompente, uso di tastiere ancora maggiore, chitarre che si dissolvono in queste ultime e viceversa, la voce distratta e vagamente annoiata di Parker), l’impressione è infatti che “Lonerism” sia giocato più sul campo di un revivalismo solo illusoriamente “nuovo”, su uno stordimento strumentale molto appariscente (gli scrosci insistiti di “Endors Toi”), ma con poca sostanza dal punto di vista compositivo, a parte illustri eccezioni.

Lorenzo Righetto (www.ondarock.it)

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