Arianna Savall e Petter Udland Johansen – Hirrundo Maris ( cd )

ottobre 12, 2012 at 4:25 pm Lascia un commento

Quando Jordi Savall, nel 1974, inaugurò il progetto Hesperion XX, la musica antica era curata da ensemble molto specialisti sostanzialmente privi di un target commerciale vero e proprio.
Le fonti stesse erano sparse e, fatta eccezione per alcuni sparuti filologi (quasi più una setta esoterica che una vera e propria branca di musicologi), bisognava affrontare complicatissime ricostruzioni; la notazione musicale, gli strumenti, le tecniche esecutive, le location. Insomma, un mondo musicale celato nelle profondità della storia e degli archivi, ormai dimenticato da tutti.

Savall, coadiuvato da musicisti di eccezionale talento (tra cui la compagna di una vita, Monserrat Figueras, una delle voci più belle del secolo scorso), intraprese quest’opera di riscoperta di repertori dimenticati e cercò di divulgarli. Una strada lunga, che nell’arco di qualche decennio l’ha portato a veder riconosciuti i tanti sforzi – di fatto, Savall è oggi forse il massimo musicista vivente – tanto da fondare una sua etichetta, dedita esclusivamente alla musica antica, caratterizzata da un suono sfavillante, affascinante come fu quello dell’ECM di Eicher nel jazz alla fine degli anni 60.
Arianna Savall, figlia di Jordi e della Figueras, nasce nel 1972 a Basilea e il suo percorso di vita e quello artistico sono praticamente segnati da subito, come accadrà al fratello Ferran che diventerà violinista e chitarrista.

La giovane Arianna inizia presto a studiare l’arpa e il canto; dopo vari apprendistati, tra il ’96 e il 2000 si diploma in entrambe le classi. Due anni dopo è in Francia al Conservatorio di Tolosa a studiare col chitarrista Rolf Lislevand; poi in Inghilterra a studiare l’arpa antica con uno dei maggiori esperti di tale strumento, Andrew Lawrence-King, già arpista per Hesperion XX, e di nuovo a Basilea con la Rosenzweig. Intanto, papà Jordi la fa cantare in qualche disco dell’Alia Vox, avendo così la possibilità di perfezionare anche il canto, grazie alla guida di mamma Monserrat. Purtroppo, la Figueras poco dopo si ammala di cancro e nel 2011 la malattia la porta via per sempre; il dolore di Arianna è enorme.

Fortunatamente il maggior insegnamento che ha appreso dalla madre è l’amore incondizionato per la musica, la capacità salvifica di quest’arte millenaria che, attraverso tecniche sempre più raffinate, nel corso della sua storia a volte è sembrata davvero vicina, prossima alla voce di Dio.
Proprio Manfred Eicher della ECM, che sul fiuto non ha rivali, riesce a convincere Arianna a registrare un disco per la “new series” della sua etichetta. La prima proposta è quella di partecipare alle registrazioni di Nuove Musiche, un cd del maestro norvegese Rolf Lislevand con musiche italiane, spagnole e tedesche del XVI-XVII secolo (ispirate alla Camerata de’ Bardi del 1573), interpretate però senza alcun riserbo filologico (cosa che lasciò perplesso più di un critico) ma dal risultato molto affascinante.
La seconda proposta di Eicher per la Savall fu partecipare a Lijnen, un disco del NYYD Ensemble dell’estone Olari Elts, con musiche originali della compositrice Helena Tulve; qui la Savall è chiamata a cantare e i risultati sono stupefacenti, tanto che il (relativo) successo del disco è principalmente dovuto alle sue interpretazioni vocali.

Nel 2011 Eicher decide quindi che la giovane può mettere in campo un’operazione tutta sua; sarà affiancata da Petter Udland Johansen, mandolinista e chitarrista col quale aveva già lavorato nei dischi precedenti della “new series”.
Nasce il progetto Hirundo Maris. La direzione seguita dal duo Savall-Johansen è diversa da quella precedente; se da un lato si tenta di recuperare i canti dell’antica tradizione mediterranea e nordica attraverso una strumentazione antica, dall’altro lo si fa interpretandoli con una moderna sensibilità artistica. Così alla Savall (arpa celtica, tripla arpa italiana, voce) e a Johansen (mandolino, fiddle norvegese, voce) si aggiungono Sveinung Lilleheier, chitarre e dobro, Miquel Àngel Cordero, double-bass, e David Mayoral, percussioni; il tutto a formare un insolito quintetto folk-medioevale. I risultati, in termini di stile e di sound, sono sorprendenti e gli antichi canti rivivono di una nuova luce.

Con le eccezioni di un brano inedito della Savall (“Le Chant des étoiles”) e uno di Johansen (“Penselstrøk”), i brani appartengono tutti, come anticipato, alla tradizione folkloristica europea: si va dai canti tradizionali catalani (“El Mestre” e “El Mariner” tra i meglio riusciti del disco) a quelli norvegesi (“Ormen lange”, “Om Kvelden” e “Bendik og Årolilja”, questo un vero capolavoro di esecuzione), dalla tradizione sefardica (“Buenas Noches”, “Ya Salió de la Mar”, “Morena Me Llaman”, “Yo M’Enamori d’un Aire”, musiche portoghesi-spagnole di origine ebraica), a quella scozzese (“The Water Is Wide”, sorta di inno negli anni ’60, interpretato da Pete Seeger, Bob Dylan, James Taylor, Joan Baez, Eva Cassidy, Neil Young con testo riadattato in “Mother Earth”, ma anche più recentemente dal chitarrista Mark Knopfler e dal jazzista Charles Lloyd), più altre composizioni (il barocco della “Tarantela” di Ruiz de Ribayaz e il folk contemporaneo di “Trollmors Vuggesang” dello scomparso Holmberg) e due canti natalizi (“Josep i Maria” e “El Noi de la Mare”).
“Ci interessava proporre un viaggio musicale che collegasse il mar Mediterraneo al mare del Nord. – afferma Johnansen nelle liner notes – Hirundo Maris è il nome scientifico per la ‘rondine di mare’ e, proprio come fa questo strano mollusco dalla forma di un uccello, il quintetto si lascia trasportare dalle correnti musicali che corrono dalla Norvegia alla Catalogna, aggiunge il suo canto seguendo il movimento delle ali e si tuffa giù nelle profondità marine”.

Il set di diciassette canzoni, suonate con la delicatezza delle creature marine e lo slancio di quelle che vivono in volo nei cieli, ci narra del filo conduttore che tiene insieme le canzoni del mondo, dalle calde spiagge della Costa del Sol ai ghiacci del Sognefjord; un tutto tenuto insieme dalla scintillante arpa e dal canto delicato e armonico di Arianna Savall e dai droni del fiddle di Johansen.
La carriera di questa giovane arpista non poteva iniziare sotto auspici migliori.

 
Gaetano La Montagna (www.ondarock.it)
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