Smoke Fairies – blood speaks ( cd – lp )

giugno 27, 2012 at 7:11 pm 3 commenti

Fatalmente la musica delle Smoke Fairies si è contaminata con il mito americano, rivoluzionando in parte il piacevole sapore crepuscolare dell’esordio “Through low light and trees“.
I toni pastorali sono stati rimpiazzati da un’urgenza e una forza che raccontano non più di boschi fatati e sabba magici, ma di realtà urbane e sanguinosi contrasti.

Il duo ha preso confidenza con i propri mezzi, estraendo un sound energico che non tralascia le fonti folk-blues: il rito del primo album si ripete con nuove fogge che disorientano i fan primigeni. Gli elementi consolidati del loro stile sono sempre evidenti: le voci nitide e profonde, le chitarre grintose e incongrue e la dolcezza tagliente del piano. Nel frattempo il basso è divenuto più pulsante, accordi rumorosi sbriciolano le note inondandole di effluvi alcolici che stordiscono i sensi mentre spetta al violino ripristinare vecchi elementi di poetica.
 
“Blood Speaks” è un album inquieto, capace di trascinare nelle umide lande della dolcezza con “Feel It Coming Near”, dove archi fantasma creano sonorità eteree che duellano con un corpo fisico denso di blues, per poi reinventare l’essenza del folk-rock in “Awake”, memorabile tappeto nel quale si intrecciano morbide percussioni e arpeggi dalla suadente capacità ipnotica.
È una musica in bilico tra sacro e profano, che uno strano languore intorpidisce in “Take Me Down When You Go” e “Hideway”, trascinandole in un insieme armonico claustrofobico e poco definito. 
Un progetto dai molteplici aspetti, che mostra il suo lato più aggressivo nell’iniziale “Let Me Know”, epica e robusta canzone ricca di echi anni 70, e nel granitico blues psichedelico di “The Three Of Us” che coniuga Doors Stone Roses giustificando l’affetto di Jack White per le fatine.

“Blood Speaks” è un album fisico e spirituale che perde definizione per una produzione che non riesce sempre ad impregnare il sound con la potenza del loro live-act, pur affondando le mani in un insieme sonoro più complesso. Ma è anche un progetto che corteggia la musica pop dei Fleetwood Mac in “Version Of The Future” con toni malinconici che restano il marchio più netto della loro arte.
Il tema principale è comunque il viaggio, che le due protagoniste affrontano con la stessa ingenuità di un esordio, affidando alle innovative sonorità della conclusiva “Film Reel” un’eredità lirica che promette ancora suggestioni e sviluppi. Le Smoke Fairies hanno superato i confini della madrepatria e sono pronte per affrontare nuovi percorsi, che si spera riusciranno a definire del tutto la loro identità.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

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