Glen Hansard – Rhythm and repose ( cd + lp )

giugno 16, 2012 at 10:42 am 2 commenti

C’è il lavoro e c’è l’ozio. C’è il ritmo e c’è il riposo. Negli ultimi 5 anni, Glen Hansard si è riposato pochissimo: da quando ha vinto il premio Oscar per “Falling slowly”, canzone del film-fenomeno “Once”, ha pubblicato due dischi, uno con la sua band storica, i Frames, e uno con Swell Season, il duo formato con la co-protagonista del film Marketa Irglova. Ed è stato in tour per periodi lunghissimi. Ora torna con un disco, il primo da solista, “Rhythm and repose”, in uscita il 19 giugno. E finalmente dice di avere capito il valore dello stacco. “La mia attitudine è sempre stata: lavoro, lavoro, lavoro. E poi, quando riesci, riposi”, ci racconta Hansard, raggiunto al telefono a New York. “Ora, forse perché sono un po’ più vecchio, credo che il riposo sia importante quanto il lavoro. Se non ti crei degli spazi per lasciar correre la fantasia, non riesci ad essere fertile. Se non riesce ad essere fertile, non ti vengono idee, se ne vanno tutti i colori dalla tua vita, finisci per rifare le stesse cose”.  “Rhythm and repose” è un album in stile Hansard: canzoni – in questo caso per lo più acustiche – cantate con passione e con quell’intensità che è la sua cifra musicale. Ma è anche un disco più rilassato, e si sente. “Quando ero ragazzo e suonavo la chitarra ad una fermata del bus, mi immaginavo questa vita in giro a suonar canzoni. Ora i ragazzi alla fermata del bus sono sempre attaccati a qualcosa, che sia Facebook o altro. E mi chiedo: la loro immaginazione non viene schiacciata? Riescono a far correre la loro immaginazione?” Hansard non lo dice con un attegiamento da apocalittico del web, ma con sincero dispiacere, pensando alla sua esperienza degli ultimi 5 anni: “Il giorno dopo aver vinto l’Oscar, eravamo già al lavoro. Ma devi lasciarti del tempo. Un po’ come fanno gli Indiani d’America, che dopo aver volato, si fermano in aeroporto per due o tre ore, per farsi raggiungere dalla propria anima: mi sembra un immagine bellissima”, racconta. “Io mi sono concesso una vacanza per la prima volta solo poco fa, andando in Giamaica con il telefono staccato. E’ lì che finalmente ho  processato l’informazione”. Il disco è nato proprio in uno dei rari momenti di pausa di questi anni: “Avevo bisogno di tempo libero, lontano dalla band e dal tour. La Swell Season ha terminato il tour nel dicembre del 2010 in Islanda e mi ricordo di aver detto alla band, nella cena dopo il concerto: ho davvero bisogno di staccare. Poi sono andato a New York, dove ho vissuto per un po’. Mentre ero lì sono andato ad un concerto di un amico Thomas Bartlett, e mi sono trovato talmente bene che ho proposto di andare studio e buttare giù delle idee. Praticamente avevo il disco già pronto un mese dopo. Poi sono andato in tour qualche mese dopo: mi ricordo che a Roma, per esempio, ho visto un paino in una chiesa dove dovevo suonare ed ero talmente contento che ho scritto una canzone in diretta che poi sono tornato ad incidere”.
Hansard tornerà in tour quest’estate, aprendo i concerti solisti di Eddie Vedder, ma soprattutto andando in tour come solista: in Italia sarà il 18 luglio, a Bologna. Come solisya ma non da solo: con lui ci saranno i Frames: .“Li porto con me perché sono una band di fratelli, mi giro e con uno sguardo assieme decidiamo assieme dove andare, senza avere bisogno di una setlist. Si meritano una fottuta medaglia per la pazienza che hanno nei miei confronti”.
Futuro? Il presente è questo disco, e un musical tratto da “Once” a Broadway (“All’inizio ero orripilato alla sola idea”, confessa. “Poi ho conosciuto le persone che l’hanno scritto, il progetto si è evoluto: auguro loro tutto il bene”), che ha vinto ben 8 Tony Awards – gli Oscar del settore. Ma Hansard ancora non sa se le prossime mosse saranno con i Frames, con gli Swell Season – Marketa Irglova, un tempo sua compagna, ha pubblicato un disco solista e si è sposata – o da solo: “E’ la musica che mi guida. Se le canzoni chiamano i Frames, saranno i Frames. Se chiamano la Swell Season, o me da solo, così sia. Non è una decisione intellettuale, è più viscerale”

(www.rockol.it)

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