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Mosse vincenti di Thomas MacCarthy ( dvd )

New Providence, New Jersey. Mike Flaherty è un avvocato che assiste persone anziane. Nel tempo libero fa l’allenatore di una squadra di giovani lottatori non particolarmente brillanti. Un giorno gli si presenta il caso di un anziano cliente, Leo Poplar, il quale viene messo sotto tutela. Mike decide di diventarne il tutor per incassare la rendita mensile di 1500 dollari. Però, invece di rispettarne la volontà di rientrare nella propria abitazione, lo fa andare in una casa di riposo attribuendo la decisione al giudice. Leo ha una figlia che non si occupa di lui ma anche un nipote, Kyle, che compare davanti a casa sua in fuga dalla madre che disprezza. Mike lo ospita temporaneamente e quando scopre che è una giovane promessa della lotta, lo fa entrare nella sua squadra e se ne fa carico insieme alla moglie. La madre del ragazzo però irrompe sulla scena.
Paul Giamatti ha raggiunto ormai da tempo una tale padronanza dei propri mezzi da poter affrontare qualsiasi tipo di trama e di produzione. Questa volta ha scelto un film indipendente rischiando anche di scivolare sulla pericolosa china del filone ragazzo problematico/adulto che lo salva con in più l’additivo dell’ambito dello sport.
Probabilmente lo ha stimolato il confrontarsi con un totale (e vincente) esordiente quale è Alex Shaffer nel ruolo del tormentato e atletico Kyle. I due si confrontano, si comprendono e si scontrano alla pari come raramente succede sullo schermo (o, meglio, come talvolta accade ma con quel tanto di esibizionismo da parte dei neofiti che li rende irrimediabilmente ‘falsi’). Lo deve avere anche interessato lavorare con il regista di un film attento all’incontro tra diversi come è stato il Tom McCarthy di L’ospite inatteso. Un tema che qui viene ripreso dando spazio allo sport nella fase centrale ma avendo come fil rouge il potere devastante del denaro. Perché Mike mette a rischio la propria professione per quei 1500 dollari che finiranno con il divenire oggetto del desiderio anche della madre di Kyle. L’intricato nodo di ciò che si presenta come generosità (l’accogliere il ragazzo come un figlio) ma che ha al proprio interno il motore di un interesse personale (la rendita, l’emergere della squadra grazie al campioncino) finisce con lo sciogliersi ma implica un alto prezzo da pagare. È un cinema ‘morale’, quello di McCarthy, che ha bisogno di attori che siano capaci di rendere eccezionale (e quindi in grado di raggiungere un pubblico adeguatamente ampio) la quotidianità e anche l’ambiguità dei rapporti umani. Giamatti e Shaffer sanno come farlo.

Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)

giugno 8, 2012 at 3:31 PM Lascia un commento


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