Paul Buchanan – Mid Air ( cd – lp )

giugno 1, 2012 at 6:26 pm 1 commento

Paul Moore arrivò con la sua jeep Mercedes, caricò tutta la strumentazione che ancora giaceva nella casa-studio di Paul Buchanan e quando ebbero finito voltò il suo sguardo chiedendogli: “È tutto qui? Non c’è altro?”. La sua risposta fu priva d’emozioni: “Non c’è altro da dire, è tutto qui”. L’avventura dei Blue Nile era ormai finita.

Dall’esordio del 1984 “A Walk Across The Rooftops” la band scozzese aveva riscritto l’estetica del romanticismo, rinunciando all’accattivante gioco della purezza e della verità e spostando la prospettiva in cerca delle contraddizioni e delle ambiguità dell’animo umano. L’impetuosa progressione quasi sinfonica della loro musica si era trasmutata in canzoni prive di spazi ben definiti, ma comunque autonome e ricche d’identità.
Come il Nick Drake di “Pink Moon” o i Talk Talk di “Spirit Of Eden”, Paul Buchanan aveva costantemente inseguito il suono del silenzio situato tra le pause armoniche per creare un nuovo archetipo di musique concréte.

“Mid Air” è il primo lavoro solista del musicista scozzese, anche se molti considerano (non a torto) “Peace At Last” il suo primo vero solo album. Tredici brani e uno strumentale tratteggiati da pianoforte, sample e la voce evocativa, trasformata in un respiro o più spesso in bisbiglio, mentre la musica usa uno spettro di luce sempre più ampio per estrarre infinite sfumature da una sola unica nota.

È una musica che ha il sapore del primo mattino, l’attimo indefinibile che raccoglie il boato dei pensieri e delle emozioni di una dura giornata. Buchanan aveva promesso un album pieno d’ottimismo, ma i fan dovranno attendere, perché “Mid Air” mette in fila le disillusioni e il peso greve dell’esperienza per poi far germogliare una speranza.
Ancor più eterea e impalpabile, la musica racconta quattordici variazioni emotive su pochi cenni armonici, senza mai conoscere le tentazioni della noia e dell’autocompiacimento. La fragilità delle schegge sonore si raccoglie in corpi legnosi, creando nuove energiche suggestioni.
È un nuovo inizio, “Mid Air”, ricco dello stesso fascino incorrotto del primo album dei Blue Nile ma con un tono più umile e poetico; Paul Buchanan riesplora i flussi emotivi di brani come “Eastern Parade” o “Family Life”, ma sono brevi photo-frames che non superano i tre minuti, una celebrazione eucaristica che saluta una rinascita spirituale che spesso suona come un epitaffio.
Anche le suggestioni letterarie sono frammentate e prive di morale finale, quasi a segnare nuovi confini a un’ispirazione che non cerca nuove sonorità, ma ne reinventa i contorni.

Non c’è alcuna rivoluzione sonora o timbrica, sono già note torch song capaci di dare vita a infinite sfumature cromatiche di una musica intensamente romantica e passionale, in una frustante ricerca dell’essenzialità che spinge la voce verso un centro emotivo quasi impalpabile. La tromba di “I Remember You” e gli archi a scaglie e le intrusioni di synth e piano di “Buy A Motor Car” sono le stesse dei primi due album, tutto sembra appena accennato ma sorprendentemente più definito e armonico. Ogni nota, ogni parola riecheggia e cresce fino a diventare poesia.
Piano e archi conducono la dolcezza di “Two Children”, sfidando la voglia di un refrain pop nell’ipnotica “Summer’s On Its Way”, mentre le semplici armonie della title track realizzano l’archetipo perfetto per introdurre l’ascoltatore nel mondo di Buchanan. La pioggia, la solitudine di un’alba grigia si trasformano in ispirazione per una poesia sempre affine ma mai immutabile, ed ecco “Cars In The Garden” e “Newsroom” definire i tratti delle canzoni che conquisteranno chi conosce i pochi segreti della musica dello scozzese.
Nella variazione infinita della sua sinfonia da primo mattino, Buchanan raggiunge vertici lirici nuovi nella struggente “My True Country” e nella conclusiva “After Dark”, nella quale sembra che la stanchezza e la rassegnazione s’impossessino della sua voce, come se dopo aver invocato per ore l’ascolto della persona amata e perduta sia scomparsa anche quella voglia di gridare “I love you”.

“Mid Air” è la prima sinfonia del terzo millennio. Gli elementi neoclassici e le rarefazioni strumentali vibrano su toni e semitoni che tracciano un ponte con Debussy e Satie, dando linfa vitale per la musica a venire. Ancora una volta, Paul Buchanan lastrica la strada per tutti coloro che racconteranno i sentimenti e le ansie della gente comune; cosciente che anche stavolta non sarà lui a raccogliere gli onori e la gloria resterà lì, a mezz’aria, sperando comunque che questi preziosi frutti non vadano dispersi.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it9

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