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Patrick Watson – Adventures in your own backyard ( cd – lp )

Le ambiziose creazioni che in “Wooden Arms” e “Closing to Paradise” avevano indispettito i mediocri non sono volate via: anche se le pagine di “Adventures In Your Own Backyard” non ostentano la stessa irruenza e complessità, tutto è ancora imponente nella musica dei Patrick Watson.
Mishka Stein (basso), Simon Angell (chitarra) e Robbie Kuster (batteria), insieme al tasterista e cantante autorevole depositario del nome della band, hanno intrapreso la perigliosa strada della maturità minimalista.
 
Il folk dalle tinte pastello e il classicheggiante incedere delle soluzioni strumentali conoscono tutti i segreti del jazz e della psichedelica anni 70; il melange sonoro costruito in dieci anni di carriera è una delle realtà più originali della musica di questi anni. L’amicizia con la Cinematic Orchestra e i concerti con Andrew Bird hanno placato l’ego, istruendo un uso di timbri e colori più delicato e disciplinato.
La virtude ha incontrato  la quiete senza perdere forza, non c’è più bisogno di un orchestra per evocare la magniloquenza, e così in “The Quiet Crowd” il piano prende in mano il lirismo con un suono cameristico e assaggi di Debussy. Tra graziose incursioni di voce e violini prende vita una nuova forma di musica ambient, che flirta col folk e la natura più antica della pop music senza perdere il tono aulico.
 
Mai cosi fisico e diretto, il suono dei Patrick Watson indugia in unte tracce di blues nel brano più distratto e disordinato della loro carriera, “Morning Sheets”, e carezza suggestioni infantili e bucoliche nel delizioso finger-picking di “Words In The Fire”, che sembra rubato ai sogni di Simon & Garfunkel.
“Adventures In Your Own Backyard” non perde di vista le visionarie costruzioni dei capitoli precedenti, in “Lighthouse” l’atmosfera tenue e fiabesca del sognante minuetto si apre a tentazioni orchestrali con trombe spagnoleggianti e un romanticismo decadente ed evocativo, che rumori e ritmi sordi trascinano in un imponente finale.
 
La scrittura dei brani è frutto di una maturità e di una consapevolezza seducenti, la magia viene evocata con pochi elementi che sottolineano la costruzione sempre forbita e colta delle dodici tracce. La title track veste il suo spirito folk di suoni gitani, neoclassicismo e lirica con guizzi di melodramma e virtuosismi da commediante, e la virata quasi brusca verso il nonsense di “Strange Crooked Road” confonde le carte solo per rimettere in gioco illusione e virtù di un disco straordinario. L’incantesimo di “Step Out For A While” è irresistibile, con il suo ritmo circense e i suoni alieni di oggetti-strumento che tra incursioni noise di chitarra; i suoi cambi repentini di soluzioni ritmiche fanno scivolare in un valzer dal sapore country-folk.
La grande rivoluzione nella musica dei Patrick Watson avviene con delicate incursioni in meandri oscuri, che hanno il profumo di una tragedia teatrale in “The Things You Do” o la leggiadria grottesca della musica popolare in “Blackwind”.

La semplificazione stilistica è perfettamente riuscita in “Adventures In Your Own Backyard”, il fascino retrò dello splendido pop-folk di “Into Giants” ha anticipato al pubblico tutto il fascino dell’opera, un insieme di armonie irresistibili e ricche di magia che non perdono neanche un briciolo di originalità ad ogni ascolto.
Il fascino surreale della musica dei Patrick Watson è intatto, le suggestioni folk, psichedeliche e neoclassiche sono ancora più intense, ma tutto è più comprensibile e diretto, il sound raffinato e personale non conosce ancora la routine e vola alto con una leggerezza incantevole.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

Maggio 28, 2012 at 9:44 am Lascia un commento


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