King Creosote & Jon Hopkins – Diamond Mine ( cd – lp )

maggio 1, 2012 at 9:58 am Lascia un commento

La copiosa produzione di Kenny Anderson, noto come King Creosote, è una tavolozza ricca di poetici ritratti di solitudine e speranze, una serie di crepuscolari istantanee della sua terra madre: la Scozia. L’incontro con Jon Hopkins offre la possibilità di rileggere alcune sue canzoni, che si concedono all’elettronica e al neo-classicismo del giovane talento londinese, già alla corte di Brian Eno in “Small Craft On A Milk Sea“.
L’atipico folk di King Creosote e le languide sinfonie di synth e drone accordate da Hopkins onorano un matrimonio stilistico celebrato con spiritualità pagana. L’inusuale uso da parte di Jon Hopkins di suoni registrati all’aperto, celebra la quotidianità come evento eccezionale e poetico. È una soluzione affascinante, che si manifesta dalle prime note di “First Watch”, rumori e voci rubate a una festa religiosa all’ora del tè scortano le poche note di piano. Tra rumori di traffico e litigi fraterni (“Bats In The Attic”) si insinuano il canto di un uccellino e il rumore del mare, elementi che danno contorno a questa istantanea di un mondo sospeso e reale, che cerca rifugio in uno scampolo di poesia.
Tra suggestioni e intensità emotive si sfiora in “Your Young Voice” la genesi di un nuovo stile: l’ambient-folk. Hopkins reinventa il corpo lirico dei brani, altera le atmosfere e crea una preziosa continuità emotiva tra gli strumenti e la voce celebrando una inedita pagina folktronica. Le sonorità evocative e le geometrie vocali di “John Taylor’s Month Away” dominano un crescendo elegiaco che altera le emozioni e travolge i sensi. Puro spiritualismo terreno, che estrae da semplici pagine di folk malinconico e suadente una bellezza apparentemente nascosta, ed ecco il banjo sposare i glitch percussivi, adagiandoli su tremuli cori femminili che riscaldano le fredde sonorità del piano in una piccola meraviglia che corrisponde al titolo di “Bubble”. Incisa nel 2003, “Running On Fumes” (da “Seaglass”) resta una delle più suggestive canzoni di King Creosote, alla quale in questa nuova versione Jon Hopkins aggiunge sparuti toni e timbri, che colorano il grigiore della versione originale senza sminuire il tono poetico. Più elaborata la rilettura di “Your Own Spell” (altro brano del 2003 tratto da “Psalm Creek”), che sfiora il folk celtico senza barocchismi e inutili suggestioni strumentali.
Ogni istante di queste sette canzoni trasuda poesia e incanto, è una suggestione naturale che arriva al centro del cuore; nel raccontare la vita ordinaria di gente ordinaria, Hopkins e Anderson hanno creato un meraviglioso insieme di poesia sonora. Non c’è un posto migliore di “Diamone Mine” per ricominciare a sognare.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

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