Ed Laurie – Cathedral ( cd )

febbraio 18, 2012 at 11:29 am Lascia un commento

The cathedral square where people walk through, lovers hand in hand, old men chatting somewhere, the sun upon them, forgetting the night that has been and the one to come.

Abbazia di Westminster, Londra. Volendo provare a raffigurarsi un palcoscenico per “Cathedral”, il terzo album del cantautore londinese Ed Laurie, la più semplice associazione che si può fare è senza dubbio quella con la facciata della Chiesa di Saint Peter, una delle più celebri costruzioni di arte gotica, un monumento austero che si innalza altissimo a pungolare con le sue guglie i freddi cieli inglesi. Ma niente potrebbe essere più lontano dalla realtà.
La piazza dimentica del tempo che passa cui fa riferimento Laurie, dove gli innamorati passeggiano mano nella mano e i vecchi chiacchierano sotto il caldo sole estivo, si trova in Italia, e più precisamente ai piedi del Duomo di Bolzano.

Tutto ha inizio nel 2010, quando Laurie e il suo co-produttore e amico Richard Neuberg iniziano a ragionare sulle scelte da fare per la registrazione del nuovo album, per il quale peraltro sono provvisti solo di un piccolo budget. La sede in cui effettuare le registrazioni sarà il backstage di un teatro di Bolzano, città natale del batterista Andrea Polato (ex-FSC, gruppo che aprì per lungo tempo i concerti di Battiato, ndr).
La volontà di registrare i brani “senza soffocarli o esprimerli in formule prestabilite” è un punto di partenza fondamentale nei piani di Laurie, e sulla base di questo arriva la decisione di effettuare le registrazioni in presa diretta, senza fare delle prove, senza l’utilizzo di una click-track, lasciando ampio spazio all’improvvisazione e all’iniziativa personale dei numerosi musicisti coinvolti. Una scelta coraggiosa e senz’altro impopolare, ai giorni d’oggi.

Va da sé che, con queste premesse, “Cathedral” prenda in parte le distanze dalla precedente produzione dell’artista inglese: il calore latino dell’incantevole esordio “Meanwhile In The Park“, che si proiettava con le sue atmosfere morbide e avvolgenti anche nel successivo “Small Boat Big Sea…“, cede qui il passo ad una scrittura più asciutta e “nervosa”, dove l’urgenza comunicativa emerge con tutta la sua forza lasciando libero sfogo all’espressività contingente di Laurie e dei suoi sodali. Non mancano certo i punti di contatto col passato, specie nella prima parte dell’album (i travolgenti ricami di chitarra di “High Above Heartache”, i forti rimandi al folk sudamericano in “Spirit Of The Stairway”, la dolce malinconia di “East Wind”), ma “Cathedral” è dominato da una immediatezza “cruda” che mancava negli album precedenti e che risuona in ogni singolo brano, donando una nuova luminosità alla splendida voce di Laurie.

“Cathedral” è un album che rivela un eccellente lavoro di squadra, ed è quasi difficile credere che sia frutto di un’operazione talmente poco “elaborata” nella fase di registrazione e nella successiva lavorazione dei brani da avvicinarsi negli intenti a quella che potrebbe essere la registrazione di un live. Merito certamente anche dell’ensemble strumentale: Laurie si è affidato a musicisti di grande professionalità e talento (tra i quali Adam Blake degli Zoot Woman, il violinista svizzero Raphaël Chevalier, gli italiani Andrea Polato, Marco Stagni, Matteo Cuzzolin, Manuel Randi, e tanti altri), grazie ai quali la coralità dei brani di “Cathedral” rivela una coesione incredibile, che si esprime nelle forme e nei modi più disparati. Alle sommesse suggestioni latine di “When The Fire Comes Down” si alternano le derive impro-jazz di “Across The Border” (la componente jazz dell’album, già anticipata in “Small Boat”, trova qui terreno fertile anche grazie al contributo del trio neo-jazz bolzanino dei Fatish, composto dai summenzionati Polato, Stagni e Cuzzolin), alla gentilezza romantica di “Somewhere Gone” si affianca la passionalità tormentata di “Spirit Of The Stairway”, nella purezza cristallina della splendida “Moment Out Of Faith” si specchiano la spiritualità eterea di “When The Fire Dies Down” e il candore immacolato della title track.

Il rintocco delle campane del Duomo di Bolzano scende sulle ultime note della title track a suggello dell’album, chiudendo così le porte di questa “cattedrale folk”. Ma se è vero che ogni fine sancisce un nuovo inizio, forse la lettura di questi ultimi secondi dell’album potrebbe essere diversa: il rintocco delle campane del Duomo si posa sulle ultime note di “Cathedral”, e risuonando a festa invita i “fedeli” (ma anche i neofiti) a rinnovare l’esperienza “liturgica” dell’ascolto, tra le ariose navate della cattedrale di Ed Laurie

Alessandra Reale (www.ondarock.it)

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