Bobo Rondelli – L’ora dell’ormai ( cd )

gennaio 3, 2012 at 11:07 am Lascia un commento

Bobo Rondelli deve essere finito dentro a un incantesimo. Con quella faccia antica, il suo romanticismo da osteria, le sue canottiere da pranzo d’agosto, con la sua epica da Livorno proletaria e sporca, in bianco e nero, oramai Rondelli s’è rimesso in pista alla grande e noialtri non possiamo che augurarci che continui così molto a lungo. Che, beh, non si fermi più.
Chi s’è perso quel piccolo scrigno che è “Per l’amor del cielo”, il disco che ha pubblicato nel 2009 dopo sette anni di silenzio, farebbe bene a rimediare al più presto. Chi non l’ha visto e sentito dal vivo, poi. Rondelli sul palco è formidabile: un cantastorie, un istrione, uno sciupafemmine, uno sbandato, un poeta, un bevitore, un baritono, un buffone.

Chiedete al suo amico Paolo Virzì, che qualche tempo fa gli ha dedicato un documentario splendido, “L’uomo che aveva picchiato la testa”, e che più o meno nello stesso periodo lo ha fatto pure recitare – e bene – nel suo acclamato “La prima cosa bella“. Rondelli, semplicemente, è uno di quegli uomini nati con addosso qualcosa in più, uno di quegli uomini che la vita se la devono prendere tutta in faccia, respirando poco o niente, senza risparmiare mai su niente. Dai tempi gigioni degli Ottavo Padiglione, roba dell’altro secolo, è cambiato tutto o quasi tutto, e adesso questo mezzo bello e dannato e di provincia è senza ombra di dubbio un esponente tra i migliori della canzone d’autore italiana.

Il suo nuovo disco, “L’ora dell’ormai”, ne è un’ulteriore conferma. Tredici canzoni, tante, segno che Rondelli è ispirato, ha cose da raccontare e voglia di raccontarle, segno che Rondelli, arrivato quasi alle soglie dei cinquant’anni, non vuole sprecare neanche un briciolo della magia in cui si trova avvolto da un po’. Tirar fuori dal cilindro un altro “Per amor del cielo” era un’impresa proibitiva, e infatti probabilmente questa raccolta non raggiunge quelle stesse vette, eppure la qualità resta altissima, certi pezzi sono pezzi di bravura, le idee non mancano, né nella scrittura né nel modo di cantarli né nel modo di suonarli – o farli suonare.
Il titolo del disco è un concentrato di malinconia, perché l’ora dell’ormai è l’ora in cui non c’è più tempo, quella in cui non c’è verso di rimediare ai danni fatti e alle occasioni perse, e la malinconia per qualcosa che potrebbe essere sfuggito per sempre in questo disco si ritrova più o meno dappertutto. Nella dolente title track che chiude, per esempio, così come in “Per amarti”, sincopata e amara, che apre. O in “La giostra”, come una storia di un sorriso che viene fuori dopo un magone, che ti fa guardare avanti senza dimenticare ma senza paura, o in altre romanticherie quali “Bambina mia” o “Tu mi fai cantare”.

Poi c’è il Rondelli babbo, e ce n’è tantissimo. Non solo in una canzone vibrante come “Canto di un padre”, ma anche e soprattutto nel mazzo di fotografie che ha voluto sparpagliare nel booklet, tra un testo e l’altro: Bobo con i suoi figli, in giro o sul palco, Bobo da piccolo, stessi occhi guasconi e stesse sopracciglia spesse. Tutta un’altra storia rispetto a “Per amor del cielo”, in cui c’era più racconto e meno intimità.
Infine si ritrova anche qualche sprazzo del Rondelli più spensierato, come nell’omaggio al livornese Giorgio Caproni di “L’albero”, nel tango spoken word di “Livorno nocturne” e nel boogie di “Blu”, mentre una traccia è lasciata interamente alla voce di un altro poeta, Franco Loi, che coi suoi versi in milanese dà lo spunto per l’ennesimo canto d’amore, stavolta rivolto all’intero genere femminile, “Sì a me delle donne”.

Se è davvero un incantesimo, insomma, dentro a quest’incantesimo Bobo Rondelli ci sta che è una meraviglia. La sua non poteva essere una vita come le altre, e non lo è stata. Quanto alla sua parabola di cantante e musicista, somiglia a quella di un fuoco d’artificio che a un certo punto prende ad andare in qua e in là in un cielo di pece e alla fine trova la strada giusta e si rompe in un florilegio di luce. Le sue canzoni sono belle, lui ci mette fosforo, talento e ardente passione. È un grande, Bobo Rondelli. Aveva picchiato la testa, ma adesso sa benissimo qual è il suo posto nel mondo.

Giovanni Dozzini (www.ondarock.it)

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