Amy Winehouse – Lyonesse: Hidden treasures ( cd – 2lp )

dicembre 13, 2011 at 1:46 pm Lascia un commento

Sono passati pochi mesi dalla scomparsa di Amy Winehouse una delle voci femminili più straordinarie degli ultimi anni, l’ultima grande star del soul internazionale. Una scomparsa ahimè annunciata, figlia di un percorso suicida e di una vita dissoluta, specie negli ultimi anni, quando alcool e droghe hanno avuto una parte non certo secondaria in questa triste sceneggiatura. Da tempo si vociferava del successore di “Back to black“, di quali svolte avrebbe potuto segnare; Amy ci stava lavorando a spizzichi e bocconi, e nei pochi momenti di lucidità qualche prezioso barlume di genio usciva ancora dal suo immenso ed indiscutibile talento.
I rumours più accreditati convergevano sull’ipotesi di un taglio più reggae, modalità non nuova per l’artista inglese, e la curiosità si insinuava sempre maggiore, non solo fra gli innumerevoli fan sparsi per il mondo.

“Lioness: Hidden Treasures”, il primo disco postumo di Amy, si apre proprio con i ritmi in levare di “Our Day Will Come” (un’outtake di “Frank“), ricco di quelle venature gospel in grado di renderlo un singolo perfetto per il Natale alle porte. La successiva “Between The Cheats”, che ci riporta agli aromi fifties/sixties già ben descritti in passato dalla Winehouse, è uno dei tre inediti recentemente incisi compresi nell’album, risalente a delle session tenute nel maggio del 2008. Il secondo inedito è “Like Smoke”, dove la presenza del rapper Nas assicura la giusta contaminazione fra soul ed hip hop.
Il terzo inedito, forse la vetta dell’album, è la meraviglia conclusiva “A Song For You” (al momento l’ultima registrazione nota di Amy, risalente alla primavera del 2009), con dedica finale densa di significati al soul man di grande successo Donny Hathaway, altra personalità complessa e problematica, che a soli 33 anni chiuse il discorso con la vita gettandosi dal quindicesimo piano di un albergo newyorchese: era il 13 gennaio del 1979.

Tre sono le alternative take di “Back To Black”: “Tears Dry”, che diventerà poi “Tears Dry On Their Own”, “Valerie”, che comparì nella deluxe version, e lo spoglio demo di “Wake Up Alone”. Trattasi per lo più di curiosità per fan accaniti e maniaci completisti, visto che le versioni già edite restano senz’altro da preferire. “Will You Still Love Me Tomorrow?” è la sentita cover del brano delle Shirelles, composto nel 1960 da una giovanissima Carole King: la voce della Winehouse è da applausi a scena aperta, ma la batteria pare un tantino invadente, con quell’incedere marziale un po’ forzato.
“The Girl From Ipanema” è il pezzo che Amy nel 2002 fece ascoltare a Salaam Remi per guadagnarsi le dovute attenzioni, versione neanche troppo personale dell’evergreen verdeoro, nella quale Amy gioca a gorgheggiare in jazzy style. Atmosfere jazzate anche nella cover di “Halftime”, già incisa da Frank Sinatra, e risalente alle session di “Frank” (con Ahmir “?uestlove” Thompson dei Roots alla batteria), nella più spigliata e sbarazzina “Best Friends, Right?” e nel riuscito duetto con Toni Bennett, la notturna “Body And Soul”.

“Lioness: Hidden Treasures” è lungi dall’essere considerabile il terzo “vero” disco della Winehouse, non è certamente il prodotto al quale lei aspirava, è più una compilation di rarità che un album concepito in maniera organica, un elenco di dodici tracce che mette in fila (come giustamente sentenzia il titolo) una serie di “tesori nascosti”: una manciata di inediti accanto a versioni alternative di canzoni già note e qualche demo messo in bella copia per l’occasione.
Trattasi comunque di un disco gradevole, per il quale i due produttori Salaam Remi e Mark Ronson hanno eseguito uno sforzo notevole per amalgamare registrazioni provenienti da fonti diverse, con una qualità di partenza fortemente disomogenea.

Album sufficientemente rassicurante per essere considerato un’azzeccata strenna natalizia, “Lioness” con ogni probabilità diventerà il terzo best seller della cantautrice inglese.
Non ci sorprenderebbe se in futuro venissero scoperte ulteriori rimanenze nei cassetti di casa Winehouse, ma nel caso di “Lioness” pare che l’operazione non sia completamente speculativa: parte del ricavato sarà devoluto alla fondazione a lei intitolata.
“Lioness” sarà comunque una manna dal cielo per tutti coloro che non potevano accontentarsi della manciata di brani compresi negli unici due album pubblicati in vita da una delle star più combattute, controverse e dotate del secondo millennio.

Claudio Lancia (www.ondarock.it)

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