Peter Broderick – Music for confluence ( cd )

dicembre 3, 2011 at 12:14 pm Lascia un commento

Non è un esercizio inedito, per Peter Broderick, quello di cimentarsi con opere concettuali destinate al supporto di altre forme d’arte; mentre tuttavia le sue precedenti esperienze di “musica per” erano state destinate a installazioni di arte astratta o a piéce di danza contemporanea (“Music For Falling From Trees“), con “Music For Confluence” il prolifico compositore danese d’origine, cresciuto negli Stati Uniti e attualmente di stanza a Berlino ha per la prima volta elaborato il commento sonoro per delle immagini.
“Confluence” – appunto – un film-documentario realizzato dai registi Vernon Lott e Jennifer Anderson, incentrato su una serie di omicidi e misteriose sparizioni che avevano avuto per protagoniste giovani donne in una circoscritta zona dell’Idaho nel corso dei primi anni 80.
                                       
La musica di Broderick segue passo passo le immagini, alimentando fin dall’inizio l’atmosfera torbida della narrazione, attraverso un registro uniforme nelle atmosfere – favorito anche dall’espediente di alcuni temi sonori ricorrenti – ma rideclinato secondo le diverse attitudini del compositore, in forma ora acustica, ora più marcatamente ambientale.
L’inquieta contemplazione bucolica dell’incipit “The Valley Itself”, con i suoi frammenti chitarristici e i vocalizzi astratti di Arone Dyer, introduce nella temperie del lavoro, che procede poi con il risuonare spettrale di note pianistiche di “We Didn’t Find Anything”, la solennità cinematica di “She Just Quit Coming To School” e “It Wasn’t A Deer Skull” e i tremuli riverberi di “What Was Found”.

A fronte di una sostanziale concisione delle tracce, laddove gli è concesso un più ampio respiro espressivo, Broderick sviluppa composizioni a cavallo dei cinque minuti di durata, collocate nella seconda parte del lavoro e a loro volta protese tra vaporose evanescenze ambientali (“He Was Inside That Building”), lente evoluzioni di picking acustico (“Until The Person Is Aprehended”) e moderati impeti ritmici e accenni di deragliamenti rumoristi (“The Person Of Interest”), che accentuano la drammaticità del concept.
Unico brano in parte eccentrico rispetto al contesto è quello appositamente “commissionato” da Vernon Lott per i titoli di coda del film e che chiude la tracklist della sua colonna sonora: “Old Time” è infatti uno squarcio di serenità sotto forma di delicata canzone per chitarra e violino, la cui atmosfera intima e ovattata rimanda al Broderick cantautorale dello splendido “How they are”.  

La frammentarietà dell’opera e la sua fruizione scissa dalle immagini non ne aiutano di certo la valutazione complessiva, tuttavia anche in “Music For Confluence” Peter Broderick riesce a regalare saggi di una classe cristallina e di una maturità artistica che non cessa di stupire, per versatilità e frequenza delle sue creazioni.

Raffaello Russo (www.ondarock.it)

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