My brightest diamond – I wash my soul in the stream of infinity ( cd – lp )

novembre 5, 2011 at 12:45 pm Lascia un commento

Tre anni in assenza di dischi, corrispondenti a un eguale intervallo nella scrittura, sono un periodo di tempo assai lungo per Shara Worden, che nella prima parte della sua carriera solista come My brightest diamond aveva abituato a una certa prolificità di uscite, considerando la pubblicazione dei suoi primi due dischi nell’arco di un biennio, peraltro inframezzato da un album di remix. Eppure, come suo solito, la poliedrica chanteuse di Detroit nel frattempo non se n’è stata con le mani in mano, anzi ha arricchito il novero delle sue già numerose collaborazioni, facendo da comparsa nella rock opera dei Decemberists “The hazards of love” e dando voce a oltre la metà dei brani dell’ultimo disco dei Clogs. Per far scoccare nuovamente la scintilla della scrittura c’è allora voluta un’occasione del tutto particolare, originata dalla proposta di realizzare un concerto presso il prestigioso Lincoln Center di New York, per organizzare il quale alla Worden è stata messa a disposizione la possibilità di coinvolgere tutti i musicisti di suo gradimento, senza limiti di spesa. Un’opportunità del genere meritava, dunque, di essere sfruttata al meglio, alla stregua di una vera e propria “dichiarazione artistica” (come da lei stesso affermato nell’intervista da poco rilasciataci) al cospetto della quale presentarsi non solo contornata da un ricco supporto strumentale (il sestetto yMusic Ensemble, oltre a DM Stith, Zac Rae e Thomas Bartlett), ma soprattutto provvista di un nuovo repertorio, quanto più possibile adeguato al contesto e alla modalità espressiva prescelta.Benché concentrata in poco più di due mesi, la stesura dei nuovi pezzi è stata tutt’altro che frenetica, poiché in fondo non si è trattato d’altro se non di materializzare e lasciar affiorare in superficie le ispirazioni assorbite da Shara Worden negli ultimi anni. Il risultato è ora raccolto in “All Things Will Unwind”, disco che rispecchia fedelmente anche in studio l’originaria destinazione dei brani, al pari delle tinte brillanti della sua copertina, in evidente antitesi con quella del precedente “A thousand of Shark’s teeth”.Gli undici brani di “All Things Will Unwind” presentano infatti quasi tutti colori accessi e uno spiccato piglio teatrale, parimenti veicolato dalla ricchezza dell’impianto strumentale e da un’attitudine lirica più decisa ed estroversa che mai. Ne risulta una sorta di musical incastonato in briose partiture da camera, di volta in volta completate da profumi bucolici e leggiadro romanticismo, ma anche da impennate impetuose e da inserti moderatamente dissonanti. Sotto il primo profilo, brani come l’iniziale “We Added It Up”, “High Low Middle” e la title track stabiliscono uno standard vivace e riconoscibile, che riavvicina la Worden alle sue origini accanto a Sufjan Stevens; d’altro canto, la spiccata orchestralià di “All Things Will Unwind” si protende in crescendo di brusca maestosità (“Be Brave”), ovvero si involge in un complesso gioco a incastri tra zufoli e segmentazioni ritmiche (“Reaching Through To The Other Side”). L”ariosa policromia orchestrale trova tuttavia saltuari contrappunti in passaggi acustici più essenziali e notturni (“In The Beginning”, “She Does Not Brave The War”), che lasciano riaffiorare il profilo più umbratile e tormentato di Shara Worden, peraltro evidente in quasi tutti i testi. Se infatti si eccettuano le allegorie di “There’s A Rat” (bilanciate da una sobrietà neoclassica) e la giocosa liquidità di “Ding Dang”, la maggior parte dei brani sono improntati a un percorso introspettivo non alieno da patimenti amorosi (“It takes a lifetime to learn how to love/ it starts with a flicker that bursts into flame/ Then if fades to an ember with fights/ and with fingers pointing out blame”), culminante nell’autoriferita esortazione al coraggio affidata al coro di “Be Brave” (“Sh-Sh-Sh-Shara now get to work/ Sh-Sh-Sh-Shara this is going to hurt”).
E il coraggio artistico non ha certamente fatto difetto a Shara Worden, nella stessa scelta di affrontare un lavoro dalla genesi così peculiare e di plasmarlo secondo una notevole varietà di sfumature e, soprattutto, attraverso una scrittura vivida e matura, che ne ha canalizzato le suggestioni arty in un coeso musical, interpretato e orchestrato in un pregevole ventaglio di stili e registri.

Raffaello Russo (www.ondarock.it)

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