A winged victory for the sullen – Omonimo ( cd – lp )

ottobre 27, 2011 at 3:38 pm Lascia un commento

“Una vittoria alata per l’imbronciato” è il criptico quanto intrigante alias sotto il quale si presenta un vero e proprio dream team rappresentativo delle recenti intersezioni tra minimalismo neoclassico e ipnotiche visioni ambientali ad occhi chiusi.

Più che di un progetto collaborativo tra i tanti, si tratta dell’incontro tra due dei più apprezzati artefici di viaggi dronici e leggiadre melodie pianistiche degli ultimi anni, ovvero Adam Wiltzie Dustin O’Halloran , che per l’occasione incrociano finissimi filtraggi elettronici e partiture armoniche minimali, supportati da un ensemble cameristico che comprende, tra gli altri, due nomi di spicco quali Peter Broderick e Hildur Guonadottir

In virtù dei nomi dei musicisti che vi partecipano, l’omonimo debutto di A Winged Victory For The Sullen non può che collocarsi tra i più interessanti esperimenti di sincretismo stilistico, inteso alla coniugazione cinematica delle sospensioni temporali catturate dagli archi ed elettronicamente filtrate con quelle prodotte da cadenze pianistiche austere, rese ancor più ovattate da contesti di registrazione sovente ricavati da chiese o luoghi abbandonati.

Quel che ne risulta è un’opera copiosamente incentrata su loop e riverberi, su soffi brumosi e melodie poco più che delineate, che insieme costituiscono le pennellate di un affresco sonoro inteso a evocazioni impalpabili piuttosto che a fin troppo scontate suggestioni emozionali. 

Eppure, il pathos che anima i tre quarti d’ora di durata dell’album non manca di esprimersi nella commossa dedica a Mark Linkous delle due parti di “Requiem For The Static King” e, in generale, attraverso sottigliezze forse non immediatamente percepibili ma esaltate proprio dal tono in apparenza accademico e distaccato delle composizioni di Wiltzie e O’Halloran.

Per quanto contraddittorio possa apparire, ampia parte dei sette pezzi di “A Winged Victory For The Sullen” spiccano più per i loro vuoti e silenzi che per le esili linee cameristiche filtrate, più per i momenti di stasi che per movimenti graduali e tanto compunti da apparire persino distaccati.

Benché tutto ciò non produca una sostanziale uniformità delle composizioni – che invece spaziano dallo spiccato camerismo di “Requiem For The Static King Part 1” ai progressivi svaporamenti della lunga “A Symphony Pathetique”, dalla gentilezza fiorita di “Minuet For A Cheap Piano” alle brume nordiche dell’immaginifica “Steep Hills Of Vicodin Tears” – l’insieme del lavoro risulta alquanto inerte nella sua superficie levigata, curata con raffinatezza ma anche con sostanziale freddezza. 

Non v’è da dubitare che l’estremo rigore formale ed esecutivo sia stato volutamente ricercato dai suoi due principali artefici, tuttavia il complesso del lavoro si discosta ben poco dalla sommatoria delle espressioni degli artisti che vi hanno contribuito, peccando in parte di quello slancio e di quel coinvolgimento in grado di farne un’opera memorabile per chi alla sua formula è ormai ben aduso.

Come spesso capita con simili dischi, molto nella sua percezione dipende da quanto la stessa formula possa atteggiarsi a inedita e quindi in grado di stupire; ma per i più consumati viaggiatori della palpebra, per i cultori del minimalismo cameristico e finanche per gli irriducibili amanti degli emozionali vapori sigurrosiani, “A Winged Victory For The Sullen” corre seriamente il rischio di restare confinato a parentesi da sottofondo notturno, pur niente affatto priva di momenti di piacevole e avvolgente conforto.

Raffaello Russo (www.ondarock.it)

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