J.S. Bach, Mario Brunello – Sei suites a violoncello solo senza basso ( cd )

ottobre 21, 2011 at 5:44 pm Lascia un commento

Bach – sei suites a violoncello solo senza basso – Mario Brunello – egea records 2010

L’”irreggibile trapungere dell’autunno” penetra oggi tra ossa e pensieri attraverso il primo vento freddo che sferza il paesaggio e taglia il respiro; io pedalo rannicchiata, e penso, penso che vorrei essre in veneto in questo momento dell’autunno, vorrei godere dei “giallori rari, sul ciglio di incerti afflati, di fallibili itinerari” delle schiere di topinambùr, vorrei rimanere accecata dai prati il cui “verde vivo è così solo là al trapasso dei monti” e attendere nel Silenzio l’oblio invernale del paesaggio.

Rientro a casa con le ossa gelate e cerco rifugio tra le pagine di Andrea Zanzotto, e l’orizzonte diventa subito veneto “qui non resta che cingersi intorno il paesaggio, qui volgere le spalle”; e nel silenzio della casa vuota ritrovo l’incisione di Mario Brunello delle sei suites di Bach a violoncello solo del 2010, in cui il legno del Maggini diventa suono attraverso i nervi, la fatica, il respiro e lo sguardo profondo del sentire di Mario Brunello.

Così il silenzio si trasforma in paesaggio – veneto – e la “Solitudione intimidatoria” di Bach e dell’autunno si dipana grazie all’esecuzione di Brunello che diventa guida lungo il percorso di un sentiero sconosciuto e impervio

“Con voi partirò, topinambùr
per meditazioni invisibili, acri, su autunnali tranelli o avalli
su adynata su mai”

Le suites sono un cammino infinito, una traccia che unisce le creste delle montagne, come Brunello racconta ogni volta che suona tra gli scenari dolomitici, un paesaggio sterminato in cui la preziosità di ogni infinitesimo particolare è di vitale importanza per la meraviglia dell’opera complessiva, esattamente come nella natura profonda che ci circonda.

Mario Brunello in questa esecuzione è una guida che conduce lo straniero tra i suoi monti, e della guida racchiude in sè la profonda conoscenza della via che sta per intraprendere, e la capacità di meravigliarsi ad ogni passo, e di soffermarsi ad ogni movimento perchè tu, ignaro camminatore, possa comprendere almeno in parte la profondità del paesaggio sonoro; ti conduce fin sull’orlo di un baratro di cui ti mostra l’altitudine, tenendoti però legato a se con la corda del suo respiro perchè la solitudine profondissima di Bach non ti possa mai intimidire ma solo lasciare senza fiato.

Così il battito si adatta al ritmo della partitura e il respiro prende la cadenza del musicista e noi siamo parte del paesaggio che si è incarnato tramite l’esecuzione.

“Perchè è Orfeo sempre. e l’una o l’altra voce altro non è che la sua metamorfosi.”

E’ una metamorfosi di Orfeo, Mario Brunello. Scende negli abissi per condurci con il suo Maggini attraverso l’oscurità di Bach, non lo possiamo vedere ma possiamo chiaramente percepire il suo respiro che è la nostra guida, lungo il cammino delle sei suites condivide con noi il suono, e sopratutto la vita, come ogni guida, e ci assiste fino all’ultimo passo fino a quando terminate le tenebre riapriamo gli occhi e ci ritroviamo in un nuovo paesaggio in cui non possiamo scorgere la sua figura, ma sappiamo che questo è opera sua e della sua interpretazione.

Sarà il paesaggio veneto che genera metamorfosi orfiche così preziose? In questi giorni mi è impossibile non pensare a questa terra con l’improvviso silenzio di Andrea Zanzotto, metamorfosi poetica e naturale di Orfeo,  e il suono di due eccezionali violoncelli che Mario Brunello affiancherà domani sera ad antiruggine, il suo Maggini e quello realizzato da Filippo Fasser per lui, così non potendo raggiungere l’orizzonte di questa terra lo vivo tramite qeste due voci in questa prima giornata d’autunno.

Ovviamente tutte le parole poetiche sono di Andrea Zanzotto, di cui ora ci rimane solo il silenzio.

Tutto questo ovviamente accade sempre nella mia cucina, la mia stanza, l’unico angolo in cui riesco a pensare con quiete mentre cucino per una fredda serata come questa, il profumo quindi è quello di una zuppa che scaldi via il freddo preso pedalando, un pò veneta nel mio immaginario, anche solo per il nome

Zuppa di Topinambùr

ingredienti – 6topinambùr – una fetta di zucca – mezzo cavolo verde – orzo – olio, sale, timo, salvia, funghi secchi

Enrica o fatinaincucina
via S.Siro 12 – 29121 Piacenza
tel. 3382028112
www.fatinaincucina.it
www.fatinaincucina.it/blog
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