Penguin Cafè – A matter of life ( cd )

luglio 26, 2011 at 11:16 am Lascia un commento

È la nostalgia il sentimento più forte che accompagna l’ascolto del nuovo album della Penguin Cafè Orchestra (ora solo Penguin Café); orfano di Simon Jeffes l’ensemble affida al figlio Arthur il risveglio simbolico della grande creatività del musicista inglese.
 
“A Matter Of Life” è caratterizzato da una sobrietà che rende onore al suo passato e conserva il fascino discreto e autorevole dei musicisti della piccola orchestra di folk da camera.
Pur senza raggiungere le vette creative di Simon Jeffes, Arthur mette insieme una serie di composizioni mai banali, con alcune tracce più sperimentali che incrementano le qualità dell’album, nonostante le costante citazioni del passato e la mancanza di nuove idee.
L’attitudine alla curiosità e alla ricerca in altri patrimoni musicali resta elemento caratterizzante per la Penguin Café Orchestra, ed ecco le splendide Northumbrian Pipes di Kathryn Tickell nella festosa “Landau” e i ritmi afro abilmente modulati e raffinati per “Sundog”, due brani dall’inconfondibile marchio del pinguino.
 
Maggiore attenzione nella stesura delle composizioni è data al piano; la sua presenza è sempre discreta e molto classicheggiante, ed è indiscusso protagonista della fantasiosa e delicata “Finland” e della malinconica “Harry Piers”, scritta per il memoriale di Simon Jeffes, ma resta la predilezione per strumenti inusuali come ukulele e marimba in “Pale Peach Jukebox” e cuatros e shakers in “The Fox And The Leopard”.
Pur conservando il fascino di musica ambient, è innegabile che “A Matter Of Life” offre un consistente insieme lirico: le agili strutture di piano e orchestra sono sempre ricche di brio, come nell’iniziale “That, Not That”, e le incursioni nella musica colta e avantgarde di “From A Blue Temple” hanno una profondità inattesa.

“A Matter Of Life” è un album di ottimo livello. Arthur Jeffes ha elaborato una serie di brani che non temono il confronto con i classici dell’ensemble, anzi hanno le caratteristiche giuste per rinvigorire il loro patrimonio artistico, così come tutte le peculiarità e le flessuosità che caratterizzano le loro esibizioni live hanno nuove radici liriche. Non è difficile immaginare “Ghosts In The Pond” perfettamente incastrata tra “Music For A Found Harmonium” e “Air a Danser”, mentre la breve “Coriolis” si candida come giusto finale di un album che oltre all’ammirazione cattura anche un caloroso applauso.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

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