Eddie Vedder – Ukulele songs ( cd – lp )

giugno 3, 2011 at 5:06 pm Lascia un commento

Per alcuni si tratta del primo “vero” disco solista di Edward Louis Severson III. Chi scrive, invece, attendeva al varco “Ukulele Songs” come seguito dei quell'”Into the Wild” che, col passare del tempo, si è affermato come piccolo cult, forse addirittura prescindendo dalla pellicola alla quale è così strettamente legato in termini di atmosfera e di tematiche.

 

Il nuovo capitolo dell’avventura solista di Vedder trae da quella prima esperienza il gusto della forma breve (il disco dura poco più di mezz’ora) e una certa attitudine intima. Questo aspetto è di certo accentuato dalla peculiare scelta strumentale: l’intero disco si regge unicamente sul tipico baritono del cantante, accompagnato solo dall’ukulele e qualche rarissimo altro strumento o voce aggiuntiva. La passione di Vedder per l’ukulele è cosa nota dai tempi di “Binaural” (2000): più di dieci anni dopo, lo strumento diviene motivo conduttore di un intero album, da un lato dando unitarietà a un lavoro che altrimenti sarebbe risultato assai più diseguale, ma dall’altro imprimendo un innegabile tono monocorde, solo parzialmente mitigato dalla breve durata dei brani.

 

Dal punto di vista strettamente musicale, il disco offre una raccolta di brani per lo più originali, alcuni pienamente compiuti, altri veri e propri schizzi, alcuni già editi (l’opener “Can’t Keep”, già sul “Riot Act” dei Pearl Jam e la commovente “Goodbye”, uscita nel 2006 sulla colonna sonora di “A Broke Down Melody”) e alcune cover, tra cui una sorprendente “Dream A Little Dream” in chiusura. Caratterizzato da un’accentuata componente roots, “Ukulele Songs” a tratti ristagna, ma può vantare alcuni momenti memorabili, su tutti lo splendido singolo “Longing To Belong” che testimonia anche (casomai ce ne fosse stato bisogno) le notevoli abilità di paroliere di Vedder (verrebbe da chiedersi perché tali livelli qualitativi latitino da un po’ sui dischi della band maggiore). In “Tonight You Belong To Me”, altro vertice del disco, a dar man forte a Vedder c’è Cat Power, in meno di due minuti di irresistibile romanticismo.

 

In sostanza, Vedder punta tutto sull’aspetto intimo e lirico, sacrificando di contro ricchezza e varietà musicale. Per questo motivo, “Ukulele Songs” andrà presumibilmente incontro a opposte interpretazioni: accessi di esaltazione e implacabili stroncature.

A metà tra il divertissement e il disco da cantautore “adulto”, “Ukulele Songs” si pone come un’opera per certi versi minuta, fragile, introspettiva ma non macchiata di autocommiserazione; un’opera che anzi, in un certo senso, trae giovamento da un senso di “leggerezza”, calvinianamente intesa, che la rende compagna ideale di solitarie gite fuori porta, a rincorrere spiagge assolate.

Claudio Cataldi (www.ondarock.it)

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