Vinicio Capossela – Marinai, profeti e balene ( 2cd )

maggio 23, 2011 at 10:09 am Lascia un commento

“Marinai, Profeti E Balene” è il titolo del nuovo, straordinario, album del cantautore, uscito a fine aprile. Un album doppio per un’opera senza precedenti, in cui Vinicio presta il suo genio a visioni ed enigmi tra romanzi, profezie ed un sorso di vino. Due dischi: uno “oceanico”, l’altro “omerico e mediterraneo”. Un ennesimo capolavoro, composto da diciannove canzoni che rievocano “Moby Dick” come “Il libro di Giobbe”, “Scandalo negli abissi” come “Lord Jim”, narrandoci storie, leggende e personaggi che la letteratura di viaggio ha saputo vestire di fascino e che in quest’opera riprendono vita per svelarsi in mezzo all’oceano, tra canti di sirene e balene. Vinicio compie un viaggio per conoscere il tempo e lo spazio, per sfidare il destino e l’ignoto che ci tormentano, e lo fa per il mare oscuro, metafora di tutto ciò che è arcano ed imperscrutabile. Vinicio ci presenta “Il Grande Leviatano”, figura mitologica che Melville incarnò nel capodoglio, e lo fa giocando con musiche classiche e popolari, servendosi dei cori all’occorrenza. C’è ancora Melville ne “L’Oceano Oilalà”, mentre Céline ispira lo swing di “Pryntyl”, sirenetta amata da Nettuno e trasformata da una Venere gelosa in essere umano fino ad essere esiliata sulla terraferma, dove diventerà una ballerina. Dopo “Polpo d’Amor” (rivisitazione del polpo in cerca d’amore presente nell’ultimo album dei Calexico), appare Conrad nel misterioso “Lord Jim”. C’è ancora spazio per Melville nelle note plumbee de “La Bianchezza della Balena” come in “Fuochi Fatui” e nel blues indolente di “Billy Budd”, quest’ultimo tratto dalla sua ballata “Billy in the darbies”, presente nell’omonimo racconto di un marinaio giovane e innocente condannato a morte ingiustamente. Chiudono il primo disco “Job” (tratta dal “Libro di Giobbe”) e “La Lancia del Pelide”, brano che inaugura la dimensione omerica del secondo. E’ un Vinicio che sorprende e meraviglia di album in album, e lo fa anche stavolta. Il secondo disco si apre con “Goliath”, brano in cui Moby Dick e la Bibbia incontrano Ulisse. Prosegue con “Vinocolo”, storia di Ulisse e Polifemo culminata con l’accecamento del ciclope stordito dal vino. Vinicio fa spazio a “Le Pleiadi” e alla mitologia greca, al cieco “Aedo” e alla ninfa “Calypso”, senza dimenticare la seduzione de “Le Sirene”. Se l’Ulisse di Dante viaggia verso Itaca senza far mai ritorno in “Nostos”, ne “La Madonna delle Conchiglie” marinai e naviganti pregano la propria protettrice, mentre in “Dimmi Tiresia” la conoscenza si paga con la solitudine.

Il viaggio verso la conoscenza è necessario ma rischioso, come testimonia la condanna dell’Ulisse dantesco alla tribolazione eterna nel XXVI canto dell’ Inferno. Vinicio sceglie di affrontare l’esistenza e la creazione per conoscere il mondo, tra lirismo ed epopea. Supera sé stesso, varca i limiti del proprio genio e realizza un disco monumentale. Chapeau!

Stefano Grimaldi (www.impattosonoro.it)

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