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La stanza di Leo di Enrique Buchichio ( dvd )

“Libertà va cercando- diceva Virgilio (parlando di Dante) a Catone l’Uticense posto a guardia del Purgatorio- ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Tale frase, ripresa poi per uno spettacolo teatrale, campeggia su un cartellone nella stanza di Leo (Martin Rodriguez), assieme ai molti manifesti cinematografici. Leo è un uruguaiano ventenne, studente universitario alle prese con la tesi finale, fidanzato con Andrea (Carolina Alarcon). Una vita normale, ma qualcosa si incrina in lui: la normalità, le regole che si era autoimposto iniziano a vacillare, capisce che non è quella la vita che vuole vivere, e che non può continuare ad ignorare le proprie esigenze. Vuole assaporare quella libertà scritta sul manifesto nella sua stanza e di cui, presumibilmente, capisce poco il significato. Così decide di lasciare la fidanzata, conosce ragazzi su internet, e si affida malvolentieri ad un terapista, con curiosità, ansia e timidezza. Dopo alcuni impacciati approcci maschili, ad aiutarlo ad uscire dalla stanza, luogo in cui si rinchiude sempre più confuso e che dà il titolo alla pellicola, sarà Sebastian (Gerardo Begerez), un ragazzo dolce e sicuro di sé, che riesce a comprenderne lo smarrimento e le contraddizioni. Leo è pieno di dubbi, in completo dis-orientamento sessuale. Il suo sarà un sofferto processo di auto accettazione e crescita, non solo di scoperta dell’omosessualità, dato che il protagonista ne è consapevole fin dall’inizio, ma di elaborazione di quella forte componente di negazione che c’è in lui. Leo incontra casualmente Caro (Cecilio Còsero), una vecchia compagna di scuola, che non vedeva da anni e della quale era invaghito da piccolo. La ragazza è molto depressa per un incidente capitato anni prima, e di cui non vuole parlare ma, nonostante ciò, si avvicina al ragazzo, traendo dalla sua dolcezza e comprensione la forza di agire e di perdonarsi. L’incontro con Caro, che è ignara di quello che Leo sta attraversando, risveglia in lui i vecchi sentimenti dell’infanzia, ma anche l’attivarsi di quei meccanismi che lo porteranno ad uscire allo scoperto. Saranno la madre e l’analista ad aiutare Leo a fare chiarezza dentro di sé, a ri-stabilire una sana, onesta e genuina relazione con gli altri. Pellicola di difficile catalogazione, che ruota fra la commedia agrodolce e l’approfondimento drammatico, individua nell’omosessualità di Leo non il tema portante del film, ma bensì un aspetto ulteriore della sua personalità, che sta cercando di emergere. Come la maggior parte degli esordi, anche in El quarto de Leo, è forte la componente autobiografica del giovane regista Enrique Buchichio, che non vuole giustamente auto ghettizzare la propria pellicola come un “film gay”, ma come un lungometraggio capace di affrontare il processo di educazione sentimentale e di accettazione della propria specificità. Una narrazione fluida, onesta e lineare, mai sopra le righe, punteggiata da una colonna sonora sorprendentemente anglofona, mette in rilievo le emozioni dei personaggi, mai stereotipati, crescendo nell’andamento, fino ad un finale ricco di speranza, dove un Leo rinnovato chiede in prestito la macchina al fratello ed esce finalmente dalla sua stanza. Premio speciale della giuria al 25 Torino GLBT Film Festival.

Ingrid Malossi (www.mymovies.it)

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aprile 8, 2011 at 3:04 pm Lascia un commento


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