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Norman Palm – Shore to shore ( cd )

L’esordio di Norman Palm del 2008, “Songs”, metteva in evidenza la sua bravura come artista grafico nel libro di 200 pagine che accompagnava l’album, nel frattempo le sue canzoni pop agrodolci rendevano omaggio alla poesia di Elliott Smith, Bon Iver e degli Okkervil River con una serie di canzoni delicate e ricche di umori.

La curiosità intellettuale di Norman Palm arricchisce questa nuova opera con un ricco parterre sonoro che combina loop elettronici, ritmi in bilico tra il calore dell’Africa e la solarità dei caraibi, mentre ukulele e suoni elettroacustici sintetizzano un geniale ibrido sonoro che rimanda a Beck, Badly Drawn BoySophia Kings of Convenience.
Ispirato e non privo di tocchi geniali, “Shore To Shore” è una piacevole sorpresa in un anno sonnacchioso e indolente, con i suoi testi mai banali su amicizia, amore e solitudine, raccolti in suoni vivaci e rilassanti, che lasciano filtrare una sottile malinconia che ha il sapore del conforto e dell’empatia. “Shore To Shore” è un album che raggiunge il cuore dell’ascoltatore e convince anche i non avvezzi alla canzone indie-pop, la sua forza persuasiva è frutto della sincerità e della grazia che accompagna ogni canzone.

Dal suono monocorde e piacevole di “Songs”, Norman Palm passa a un’architettura più complessa che non perde di vista la forza comunicativa della semplicità, una semplicità fatta di soluzioni armoniche evolute che non smarriscono fascino al riascolto.
Elettro-pop acustico in stato di grazia che in dieci brani soddisfa tutte le pretese di un ascoltatore smaliziato e godereccio.
Il beat ossessivo di “Images” è poesia, che prende forza grazie a sonorità disparate che si inseriscono sulle frange ritmiche, senza corroderne l’energia, anzi aggiungendo uno strano profumo esotico, che incanta e seduce. “Easy” è ipnosi pop allo stato puro, un tormentone armonico che se fosse targato Depeche Mode o Kings Of Convenience balzerebbe nella top five. “Start/Stop” crea originali commistioni ritmiche molto easy che si contaminano di rock, jazz e soul senza alterare la accattivante euforia melodica.

Anche le canzoni più delicate contengono impulsi ricchi di brio, le contrazioni elettroniche sottese alla ballad “$20” gravano su note malinconiche e minimali come neve sulle nuvole, la breve linea melodica si aggrega in un maestoso organismo sonoro, con risultati intensi.
Altra ballad degna di nota “Phantom Lover”, una delicata canzoncina che ritmi afro-sintetic rendono mesmerica e leggermente elettro-gothic.
Ma è tutto l’album a essere pervaso dalla verve artistica, “WDYD?” è una filastrocca solo apparentemente ingenua, “Smile” sgretola rock e pop acustico con ironia, “Landslide“ è un allegro folk da pub inglese, “Sleeper” scivola verso la banalità senza bagnarsi nel limbo della mediocrità e infine “Go To Sleep” infonde soavi noti nel tentativo riuscito di lasciare un sapore gustoso all’ascoltatore, che rende “Shore To Shore” un album rimarchevole e stuzzicante. 
Cantautore originale e trasversale, Norman Palm, possiede tutte le carte in regola per essere uno degli outsider nelle calssifiche dei migliroi album del 2010. Da ascoltare.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

febbraio 20, 2011 at 4:06 PM Lascia un commento


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