Cristina Donà – Torno a casa a piedi ( cd )

febbraio 11, 2011 at 5:03 pm Lascia un commento

La Cristina Donà di oggi è una donna solare, un’autrice che ha voglia di scrivere canzoni dirette, esplicite, che parlino della vita di tutti i giorni senza troppi filtri né orpelli. Sarà che la Cristina Donà di oggi è prima di tutto una madre felice, a cui le piccole, umane necessità sono più familiari che mai. Anche e in special modo per questo, “Torno a casa a piedi” non può essere un disco come gli altri. A quarantatré anni, di cui venti vissuti sul palco, la Donà sembra aver trovato una propria precisa collocazione nell’immaginario di chi è abituato a pascolare lungo le non esattamente salubri lande della musica italiana. Anche se finisce su “Repubblica” e il “Corriere della Sera” e racconta di ispirarsi a Battisti e di aver provato ad andare a Sanremo, popolare – riferendosi a una popolarità di massa, perlomeno – lei non lo sarà mai. Non serve guardare che etichetta campeggia su suoi dischi (la Emi), poi, per capire che ormai è improprio tirar fuori il solito comodo e vago concetto di scena “indie” italiana. Niente da fare, Cristina Donà sta precisamente nel mezzo. Badate bene, però, mica galleggiando. Piuttosto con una consapevolezza piena dei propri (tanti) talenti e della misura del proprio registro espressivo.

Le canzoni di “Torno a casa a piedi”, che molto devono anche alla mano da orchestratore di Saverio Lanza, sono in equilibrio quasi perfetto. Per lo più parecchio lontano dal rock, magari, ma mica deve essere per forza un difetto. Anzi. La scrittura è ispirata, le melodie funzionano, gli arrangiamenti, ancorché a tratti un po’ in esubero, pure. Una ricetta semplice, un prodotto di qualità eccellente. L’aria buona della mezza montagna bergamasca dove s’è ritirata ormai da qualche anno, alla Donà sembra far sempre più bene.
“Ho paura a volte di aver perso qualcosa. Ho paura sempre di rimanere sola”. Il disco apparentemente si conclude così. Invece in calce alla sua crepuscolare “Lettera a mano”, una ballata dolente ed ermetica, che a un certo punto si impenna e si frantuma in uno strascico quasi robotico, Cristina Donà piazza una ninna nanna a cui affida tutta la speranza e la dolcezza di una madre che sa che, solo per il fatto stesso di essere madre, sola non potrà mai più rimanere. È una ninna nanna cantata ma senza parole, questa traccia fantasma, e questo veloce passaggio dallo smarrimento alla rassicurazione è più di un sigillo: ci dice che la vita va vissuta e che passata la giornata, passate le storie belle e brutte e passate le canzoni, avere un po’ paura è normale, ma di avere fiducia, in sé e negli altri, vale sempre la pena.

D’altronde com’è che era cominciato il disco? “Io credo nei miracoli che la gente può fare”, già. Un pezzo spumeggiante, “Miracoli”, una piccola marcia trionfale in cui la Donà invoca – meglio, annuncia – rivoluzioni affidandosi a colorite scorribande di fiati. È il singolo già in rotazione da prima di Natale, è il traino migliore che si potesse scegliere e il miglior modo per mettere subito le cose in chiaro. Segue “Un esercito di alberi”, una dichiarazione e insieme una richiesta d’amore, molta poesia, archi avvolgenti, ancora fiati, si parte piano, gradualmente si cresce e si chiude adagio tra le note basse di un pianoforte. Poi arriva il tempo della Donà sbarazzina: “In un soffio” è una specie di foxtrot di quelli alla Silvestri, mentre “Giapponese” è un campionario di piccole cose e piccole visioni quotidiane retto da un altro campionario, altrettanto vario e un po’ schizoide, di suoni.

Calmati un po’ gli animi, sboccia “Più forte del fuoco”, una romanticheria pop molto ben confezionata, tutta accordi minori e grandi sospiri d’amore, che si candida a diventare una delle prossime hit del repertorio dal vivo della cantautrice lombarda. “Aquilone” (uno dei tre brani con Piero Monterisi, in prestito da Silvestri, alla batteria), subito dopo, suggerisce un altro modo di immortalare la quotidianità, spensierato, veloce e swingante. Poi la title track, in cui la quotidianità raccontata stavolta è presunta, una storia di infedeltà ironica e post-moderna, ballata da chitarrone folk e archi a tutto andare. Quindi l’altra ninna nanna dell’album, “Bimbo dal sonno leggero”: Cristina parla a suo figlio di un mondo che potrebbe andar meglio, ma nel quale c’è comunque una riva sicura da cui guardare la notte e su cui poter dormire in pace. E prima che cali il sipario viene fuori la Donà più elettrica, con la tirata rock’n’roll di “Tutti sanno cosa dire”. Che quando ci vuole ci vuole.

In definitiva, un disco davvero di grande qualità, probabilmente il migliore della Donà da molto tempo a questa parte. E anche per il tour, che dovrebbe partire a primavera, pare che oltre alla canonica formazione rock con cui sale sul palco da sempre (ancora con Monterisi a dare il tempo) mamma Cristina si porterà dietro un paio di fiati e un bel po’ di archi. Uno dei concerti da mettere a tutti i costi in agenda per la bella stagione.

Giovanni Dozzini (www.ondarock.it)

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