Joan as a Police woman – The deep field ( cd – 2lp )

febbraio 6, 2011 at 1:35 pm Lascia un commento

L’evoluzione della musica indie ha spostato l’asse gravitazionale del rock contemporaneo; la maturità, che permette agli Arcade Fire di realizzare senza cadute album dal tono più classico e mainstream, sta contagiando le produzioni recenti in modo capillare e con risultati interessanti.
Affiancandosi alla rinnovata creatività di altre uscite di questi ultimi mesi (Decemberists, John GrantBlack KeysField MusicBeach House), il nuovo album di Joan as Police woman certifica la consapevolezza dei musicisti indie di potersi misurare con le ambizioni del rock adulto senza perdere la propria identità.

The Deep Field” è un album non facile. Raffinato e ambizioso, può anche sorprendere e distrarre i seguaci della pluristrumentista americana; è un album maturo e corposo dove soul, rock, funk, folk si fondono con classe, anche se la fluidità dell’insieme è destinata a frantumarsi in diversità a ogni ascolto, la materia sonora da monolitica e robusta si trasforma spesso in flessuosa e mutabile, con bagliori improvvisi che svelano una bellezza inusitata (“The Action Man“, Forever And A Year“).
La materia primaria è il soul, quello non convenzionale e patinato delle nere dai capelli sempre più biondi e cotonati, ma è il soul che spinge la sensualità a esprimersi senza tabù con avventurose soluzioni che conservano spiritualità e carnalità.
Tra gli ospiti c’è Joseph Arthur, che reinventa l’erotismo di Isaac Hayes nello spoken-karaoke che accompagna le note flessuose e maliziose della raffinata “Human Condition“, dove Joan incrocia con esiti sublimi la poesia di Joni Mitchell e la curva soul muzak del Bowie di “Station To Station“.

Trame di funk aleggiano sulle polverose emozioni di Sly Stone e Prince, aprendo la sequenza dell’album con una ambiziosa “Nervous”, che cela spunti prog che torturano un synth altrove suadente e bluesy, mentre convulsioni psichedeliche adducono un insano fascino mesmerico alla dolcissima “Flash”, nella quale Radiohead Jeff Buckley si incontrano senza congiungersi; è uno dei pochi momenti d’intimità dell’album, altrove c’e gioia ed esuberanza, celebrata con un lirismo autorevole e riff eleganti (“The Magic“).
The Deep Field” non ha nulla in comune con le delizie di Cat Power o con le disinvolte citazioni di Feist, la musica di Joan Wasser è soul puro, quello che animava Marvin Gaye, Stevie Wonder, Al Green e Smokey Robinson, lo stesso soul che eleva a piccoli classici “Kiss The Specifics” e “Chemmie“, brani di un tasso emotivo che altre musiciste inseguono senza acciuffarlo (come nel nuovo album di Adele).

Joan mette insieme la moderna formula del soul brevettata dai Massive Attack, coinvolgendo suoni vintage che rinnovano il fascino del r&b dei Blood Sweat & Tears nella ricca e suggestiva “The Action Man”, con trame di piano e organo che rinnovano il fascino di due protagoniste della contaminazione soul nel cantautorato americano, ovvero Carole King Laura Nyro
Pochi dubbi o incertezze nei dieci brani di “The Deep Field” che, intriganti e privi di cedimenti, formano un flusso emotivo senza soste, un consapevole e armonico insieme di verità amare e gioia di vivere, che rende sempre più comprensibile la celebrazione del suo fascino che il suo ex-compagno Jeff Buckley decantò nella celebre “Everybody Here Wants You“.
Deep Field” non è solo un buon album, è imprescindibile. 

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

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