The Fall di Tarsem ( dvd e b-ray )

febbraio 5, 2011 at 1:05 pm Lascia un commento

L’ultima produzione del regista Tarsem Singh, è per tanti versi il film più importante che io abbia visto negli ultimi cinque anni almeno.
E che rappresenta al meglio l’incredibile potenziale del meticciato culturale, quando si riesce cioè a mescolare il potenziale di mille componenti (filosofie, culture, religioni, razze) senza combinare il solito, stracotto frullato grigiastro dal sapore indefinito.
L’operazione è così delicata da lasciare con il fiato sospeso a temere che nel mentre qualcosa possa andare inevitabilmente male. E invece se si riuscirà nel delicato gioco d’equilibrio di mantenere le differenze e fonderle nello stesso tempo insieme, accordando gli strumenti, si potranno finalmente ottenere quelle sinfonie che non possono riuscire a nessun violino solista, per quanto biondo, ariano, con uno stato sociale avanzato e il QI alle stelle. Uno scenario possibile e per fortuna inevitabile, che potrebbe portare a superare in buona parte religioni e colori di pelle.

Tenevo Tarsem Singh d’occhio fin dai suoi video musicali, fra i più memorabili nell’intera produzione mondiale, e già The Cell mi aveva lasciato stordito per l’incredibile assalto estetico proposto, una carica che a mio modo di vedere avrebbe dovuto scuotere e indicare la via a parecchi registi e che invece non destò entusiasmo che in pochi.
Etica ed estetica sono per me assolutamente interdipendenti e, di conseguenza, come recitava appunto una tagline di The Cell, lo Stile è Sostanza.

Ciò, secondo me, non avveniva ancora in modo completo in The Cell a causa di una sceneggiatura sciagurata che non aveva quasi nessun rapporto con la visione di questo Maestro e non coglieva gli intenti di Singh, che si ritrovava a cercare di scappare dal noiosissimo impianto thrilleristico per rifugiarsi nelle sequenze oniriche.

Sono passati sei anni. Tarsem (ora si firma solo così e non penso proprio sia un caso) per The Fall ha fatto tesoro della passata esperienza, ha radunato fondi da India, USA e Regno Unito (ma molto ha speso di suo), ha messo insieme un cast e una troupe tecnica che più cosmopolita non si può e ha passato due anni a girare scene per il mondo, in una ventina e più di nazioni diverse.

Il risultato è un manifesto dell’immaginazione al potere, un trionfo visuale senza la stampella del computer, un gioco a rimpiattino con le regole della narrativa fiabesca e con le normali strutture narrative del cinema, un omaggio a un’epoca scomparsa costruito come un trampolino per un’era ancora a venire.

Tarsem usa come base per The Fall un film bulgaro dei primi ottanta e lo universalizza ed aggiorna, trasformandolo in un capolavoro di Stile/Sostanza, Realtà/Fantasia, Quotidiano/Fiabesco nel solco faunesco tracciato da Quillermo Del Toro ma con una estetica e uno sforzo immaginativo molto meno borgataro e immensamente più cosmopolita. Sono troppi i giochi metanarrativi, metalinguistici e di tanti altri tipi per riuscire a menzionarveli in queste poche righe, si passa dal banalissimo fraintendimento fra indiani pellerossa e Indiani a stupendi riferimenti all’epica (la morte di Krishna o quella di Bhishma) passando per citazioni da Il Tulipano Nero fino alla trascurata figura di Alfred Russel Wallace o al caso Oto Benga, solo per nominare i più evidenti.

L’assalto sensoriale di The Fall non è nemmeno lontanamente paragonabile al ritmo asistolico di The Cell, qui alla fantasmagoria delle sequenze fiabesche si alterna un piano “reale” comunque assai affascinante e non c’è praticamente respiro per gli occhi, ci si risveglia da un sogno in un altro sogno fino a quando i molteplici piani non si fondono negli ultimi, emozionanti minuti.

Si arriva finalmente all’ars gratia artis che viene però eseguito con tale coscienza, capacità e genio da risultare innegabilmente, fortemente morale, mostrando il dito medio a tutti quelli che scontatamente e facilmente, quando vengono messi di fronte a opere titaniche come queste, indulgono volentieri a parlare di assenza di messaggio, di vuoto spinto di bella confezione e nulla più.

Siamo alla tirannia spietata dell’estetica più pura e tersa. Guardatevi ogni singolo fotogramma del film e ripetetevi mille volte: non sono stati usati computer per generare tutto ciò. E questa è già ETICA, altro che cazzi. E immaginate poi il grande lavoro di scouting per riuscire a trovare tutte le incredibili, incredibili location. E sopra ogni altra cosa (senza nulla togliere a tutti gli altri straordinari professionisti) pensate al magnifico talento di Eiko Ishioka, già Oscar ai costumi per Bram Stoker’s Dracula, qui al suo top assoluto.

Naturalmente, nonostante qualche premio raccolto in giro, il film è stato distribuito in modo pessimo e ha incassato poco. Qui da noi rimane un miraggio, io personalmente sarei disposto a sborsare anche 30 euro pur di vederlo su grande schermo.

Giù il cappello per Tarsem, ci sarà da aspettare ancora qualche anno per il prossimo suo film, non vedo già l’ora.

Elvezio Sciallis (www.latelanera.com)

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