Lucio Dalla e Francesco De Gregori – Work in progress (2cd – 4lp)

dicembre 22, 2010 at 10:38 am Lascia un commento

All’inizio sembrava uno scherzo: Lucio Dalla Francesco De Gregori di nuovo insieme, trentun anni dopo “Banana Republic“. Poi, la certezza che l’evento ci sarebbe stato davvero. Un concerto emozionante, quello al Vox Club di Nonantola (Modena). I due vecchi amici che si annusano, si ritrovano, tornano a divertirsi sul palco tra gag e canzoni. Ma nessuno poteva prevedere che quel “Work in Progress” diventasse un cantiere itinerante per un anno intero. Da quel 22 gennaio 2010, i due hanno attraversato instancabilmente l’Italia con il treno delle loro canzoni. E non finisce qui, perché nuove date sono state annunciate da qui alla primavera del 2011. Niente a che vedere col gigantismo dello storico tour del ‘79, anche se non sono mancate grandi cornici, come l’Arena di Verona. La sera insieme a suonare, poi ognuno a casa sua, a conferma di due personalità diversissime e, proprio per questo, complementari.

E’ bene subito sgombrare il campo da ogni paragone, però: “Banana Republic” fu un evento nazionale, riaprì le porte agli stadi dopo la stagione delle molotov e dei processi sul palco, e soprattutto giunse al culmine della popolarità per entrambi i protagonisti. Fu un fenomeno di costume, oltre che musicale, capace di sdoganare la canzone d’autore dalle elite alle masse. “Work In Progress” non ha queste ambizioni e fotografa lo stato attuale dei due ex-“marinai”, con un Dalla ormai da anni in fase calante e un De Gregori fieramente aggrappato alle sue radici, tra nuovi lampi (“Il fischio del vapore“, “Pezzi“) e segni di stanchezza (l’ultimo “Per brevità chiamato Artista“).
Il doppio cd suggella la ritrovata sintonia dei due sul palco, dove ognuno canta le canzoni dell’altro, salvo “Caruso” e “La donna cannone“, troppo personali per prestarsi allo “scambio”. Poi, i duetti, spesso i momenti più godibili, su tutti una struggente “Santa Lucia“, non a caso il pezzo di De Gregori preferito da Dalla, una trascinante “Nuvolari” e un divertito “Disperato erotico stomp“. Anche se – va detto – i ruoli rispetto a “Banana Republic” sembrano essersi invertiti: oggi è De Gregori il più in forma, anche come interprete, mentre Dalla fatica un po’ a stargli dietro, sopperendo con mestiere e carisma.

Ventinove brani dal vivo e due inediti: l’invito al viaggio di “Gran Turismo” (soprassedibile) e “Non basta saper cantare“, una bella ballata pianistica old-style, più la versione in studio di “Generale e la cover di “Just A Gigolò” (“Solo un gigolò“). Tanti classici, pescati nel miglior repertorio di entrambi. Con arrangiamenti del tutto inediti. Può capitare così di imbattersi in una coda di sax e chitarre al posto della sonata di piano de “La leva calcistica della classe ‘68”, di vedere un’armonica dylaniana rimpiazzare le immortali zampogne di “Viva l’Italia” o di stentare a riconoscere la “Buonanotte Fiorellino” tramutata da valzer musette in galoppata rock. Per De Gregori non è certo una novità, del resto: le sue canzoni, da sempre, cambiano volto sul palco, come da lezione del Dylan targato “Never Ending Tour”. Lascia quindi sospesi tra imbarazzo e commozione la “Rimmel” cantata in coro con il pubblico: quasi un omaggio, dopo anni di sussiegoso (e spesso frainteso) distacco.
Più rispettosi degli originali i brani di Dalla, anche se gli arrangiamenti moderni donano nuova verve a capolavori del passato come “Anna e Marco“, “L’anno che verrà“, “Futura“, mentre una sentita “Henna” ci ricorda quella che è forse la sua ultima prodezza recente.

Peccato per l’esclusione dalla tracklist di qualche chicca riscoperta nel tour, ad esempio le degregoriane “I matti” e “Due zingari” oppure “Non sono matto (o la capra Elisabetta)”, il primo testo scritto da Dalla nel 1964 su musica di Gino Paoli. Si può sospettare che il marketing abbia fatto pendere la bilancia dalla parte degli hit, ma è anche logico che sia così. Non un’operazione-nostalgia e neanche un prodotto meramente promozionale, in ogni caso, come dimostra la mancanza proprio dei brani tratti dai loro album più recenti. Solo la testimonianza sincera e divertita di due giganti della canzone d’autore disposti a rimettersi in gioco dopo quarant’anni di onorata carriera. Con tutti i pregi di ieri e qualche limite di oggi.

Claudio Fabretti (www.ondarock.it)

Annunci

Entry filed under: News Musica, Recensioni Musica.

Doug Paisley – Constant companion ( cd – lp ) Il rifugio di Francois Ozon ( dvd )

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
dicembre: 2010
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Blog Stats

  • 133,452 hits

Commenti recenti


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: