Archive for dicembre 21, 2010

Doug Paisley – Constant companion ( cd – lp )

Un compagno costante, quell’avatar cartaceo che scruta dal tavolo di cucina, maschera composta dietro la quale nascondersi, portavoce rassettato di nottate offuscate dall’alcool, dal gelo ottenebrante delle distese canadesi. Doug Paisley ce l’ha fatta di nuovo: un disco che, fin dalla prima nota, incandescente, di “No One But You” rimanda ai Grandi, facendosi beffe dei contemporanei, al grido: “Instant lassic!“.
L’esordio omonimo, due anni fa, gli aveva conquistato grande considerazione oltre confine, recensioni entusiaste di Mojo e del New Yorker, tour con Bonnie Prince Billy e un pressoché totale disinteresse in patria, tanto che, con cotanto pedigree, Paisley non ha ancora un’etichetta di distribuzione per il Canada.

E dire che, riascoltando la recente di produzione di Oldham, soprattutto “Beware“, quest’ultima pare un carrozzone di mestieranti annoiati, intenti a passarsi la palla ed esibirsi in qualche trucchetto per la folla, al cospetto delle irresistibili vibrazioni “younghiane” di questo “Constant Companion”, della misura consapevole e inappuntabile con cui si alternano le aperture di piano e wurlitzer – spruzzi di Grande Rosa in “Bluebird“! – di Garth Hudson della Band e i precisi, centellinati tocchi d’acustica. Come rimbalzano sui rintocchi di una sezione ritmica perfettamente concepita (soprattutto nella bella rullata vivificante di “What I Saw”)!
Perfetta perché in possesso di una vivida sobrietà, di un’elegante essenzialità raramente equivocabile per accademia (solo, semmai, nelle costruzioni melodiche “archetipiche”): quello che “Constant Companion” sa trasmettere è il calore mai domo di chi sa rifarsi alla tradizione senza muoversi col pilota automatico.

Così si fa duraturo il respiro di gentile, reciproco abbandono di “Don’t Make Me Wait“, duetto con la popstar canadese Leslie Feist. Penetrante, il riff introduttivo di “Always Say Goodbye” si somma alle misurate intromissioni di una slide guitar e al solito battito percussivo, ovattato ma trascinante: è potente, poi, l’interpretazione vocale di Doug, piena dell’affascinante distacco del cantautore navigato, che sa suggerire profondità emotive senza calcare l’impostazione. È simile, in questo senso, il suo lavoro di scrittura, di fine cesello di parole “elementari” ma pregnanti.
Constant Companion” diventa, in questo modo, un disco da degustare, in cui ogni soluzione, ogni stacco strumentale è messo in evidenza con grande cura (si vedano le sventagliate pianistiche di “O’ Heart”): una vera miniera.

È con spirito elevato, così, che si arriva alla finale “Come Here And Love Me“, summa perfetta della musica di Paisley. Familiare e suggestiva, rassicurante e potente: infinita.

Lorenzo Righetto (www.ondarock.it)

dicembre 21, 2010 at 8:35 am Lascia un commento


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