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Phantom Band – The Wants ( cd – lp )

C’è una strana sensazione che accompagna l’ascolto di “The Wants”, seconda prova del gruppo scozzese Phantom Band, una sensazione di smarrimento stilistico, frutto della nuova veste sonora che sommerge le pulsioni folk dell’esordio “Checkmate Savage” sotto una marea di caleidoscopiche sonorità elettro-sinfoniche, che ampliano il potere emotivo della voce del leader Rick Anthony, donandogli inedite sfumature in bilico tra David Sylvian e Scott Walker.
 
Il folk resta il punto di partenza per il pulsante script lirico; tutto intorno, un suono greve e sorprendentemente moderno, come nella potente “O”, o maliziosamente delizioso e contagioso come nella splendida “Come Away In The Dark”.
L’enfasi sintetica delle sonorità in “Walls” e il tono da crooner di Rick nella delicata ballad “The None Of One” non sono additivi stilistici di un insieme scomposto, ma esternazioni sublimanti di una omogeneità sonora, che allinea più suggestioni in un intrigante e potente mix in grado di superare i toni derivativi e aprire nuove frontiere.

Geniale e stimolante, “The Wants” non conosce attimi deboli, esibisce i muscoli da hit-single in “Mr Natural” – un moderno rock elettronico che invita al repeat automatico con decibel al massimo – sfida la moderna poesia del dream-pop in “A Glamour” con una tempesta di suoni sci-fi trascinati da riff di chitarra verso toni urgenti che man mano si attenuano creando nuove forme di bellezza sonora.
 “Everybody Knows It’s True” tratteggia sonorità mid-tempo con grazia e gelide incursioni sonore, che aggiungono un fascino sinistro degno dei Wild Beasts; e mentre “Into The Corn” scivola su tentazioni sixties, il finale, affidato a “Goodnight Arrow”, riannoda l’intrigo e l’inusuale con una tensione ritmica circolare che ipnotizza e consegna la musica dei Phantom Band al futuro senza nessuna incertezza.
 
Moderno, originale, ricco di straordinarie canzoni, “The Wants” è uno dei frutti più luminosi del pop targato 2010. La band scozzese ha superato l’effetto sorpresa e il mix di kraut-rock, folk e psichedelia è non solo avvincente, ma originale e consistente.
Una piccola curiosità legata al nome della band, Jaki Leibezeit, batterista dei Can, registrò tre album tra il 1980 e il 1984 con tre musicisti di Cologne, la band si chiamava Phantom Band è la devozione dei ragazzi scozzesi per la scena kraut-rock fa pensare a un tributo volontario alla misconosciuta formazione tedesca.

Gianfranco Marmoro (www.ondarock.it)

dicembre 13, 2010 at 1:20 PM 1 commento


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