Cowboy Junkies – Renmin Park, The Nomad Series vol.1

dicembre 12, 2010 at 6:19 pm Lascia un commento

La premiata ditta ´Timmins family´ da Toronto coltiva fin dalla nascita una passione speciale per i concept album, costruiti intorno a idee narrative o più spesso produttive: una piacevole consuetudine che avvicina da sempre la musica dei Cowboy Junkies a un pubblico adulto e di nicchia. L’esordio ´Whites off earth now!´ (1986) fu registrato con un solo microfono, impresa replicata nel 1988 da ´The Trinity session´, realizzato in una sola notte nella chiesa della Santa Trinità di Toronto; ancora nel 2005 partorirono ´Early 21st century blues´ in 5 giorni. Ma la sfida che affrontano oggi i Junkies è un vero tour de force: pubblicare quattro dischi in 18 mesi, dal maggio 2010 al novembre 2011, illustrati dai dipinti del pittore cubano-americano Enrique Martinez Cealaya. Un fiume in piena di creatività da incanalare nel progetto ´The Nomad Series´, che dedica il primo volume a Renmin Park, il parco della città cinese di Jingjiang, nella provincia di Jangsu, dove il chitarrista Michael Timmins ha trascorso tre mesi di tempo per espletare le pratiche burocratiche relative all’adozione di due bimbi. Un periodo proficuo: seduto sulle panchine del parco Timmins ascolta un sacco di musica popolare locale, e soprattutto viene introdotto alla fiorente e misconosciuta scena rock cinese.
Costruito sulle consuete radici country-folk, che scavano oltre i confini del genere grazie alla profondità ed eleganza della voce di Margo Timmins, Renmin Park cerca ibridazioni e contaminazioni con le sonorità e gli strumenti del Lontano Oriente. Il collante delle 14 tracce sono conversazioni, spettacoli stradali e suoni catturati per le strade di Jingjiang, isolati in mini-brani puramente rumoristici (e di dubbio interesse) o utilizzati in modo più proficuo, come in ´Sir Francis Bacon at the net´, dove una cantilena diventa la base ritmica del pezzo. La tessitura acustica e rarefatta degli arrangiamenti concede il giusto spazio alle voci di tutti gli strumenti, che entrano uno per volta, ben definiti e riconoscibili, aggiungendo progressivamente nuove sfumature e fascino al singolo brano: dai nitidi accordi della chitarra acustica alla batteria soffusa, che privilegia piatti e spazzole, dai raffinati interventi al piano di Joby Baker agli assoli di un paio di strumenti cinesi, lo ehru e il pipa, che prendono il posto delle voci strumentali tradizionali del country. Il mood dominante si mantiene malinconico e autunnale, sostenuto dalle melodie della Timmins ed efficacemente ´disturbato´ dalle voci in sottofondo e dalle incursioni chitarristiche, rumorose e lisergiche. La title track è piccolo classico della ditta, impreziosito da uno straziante assolo di ehru, strumento a due corde che corrisponde al violino occidentale. Poi la romantica ballata ´I cannot sit sadly by your side´ e ´My fall´, che vira verso il pop e richiama alcune cose degli U2: rifinita da un quartetto d’archi, non le mancherebbe nulla per giocare a fare il singolo di successo. Entrambe sono contributi originali di due rockstar cinesi (Zuoxiao Zuzhou, che canta anche ´A walk in the park´, e Xu Wei), e se il livello medio è questo il paese del Dragone si prepara a tallonare da vicino l’Occidente anche nel settore rock’n’roll. Un discorso a parte merita il nucleo di canzoni firmate da Michael Timmins, Alan Anton e Joby Baker; qui è il basso a guidare le danze: cadenzato nella cupa e spettrale ´Few bags of grain´, che sembra uscita da un disco di P.J. Harvey, funky in ´A good heart´, pulsante e misterioso in ´Cicadas´. Chiude una versione bis di ´Renmin Park´ in chiave più easy, in perfetto stile Neil Young. Il giro a Renmin Park ha ben ossigenato la musica dei Cowboy Junkies, ma l’impressione è che lo stesso sarebbe accaduto sotto i boschi d’acero del natio Canada: il vestito cinese resta in superficie, anche se ha fornito idee e suoni per un disco di eccezionale profondità.
Renmin Park avrà tre fratelli ´nomadi´: del secondo, ´Demons´, si sa che conterrà solo cover di Vic Chesnutt, grande amico del gruppo, scomparso scorso lo anno. Toccherà poi a ´´Sing in my meadow´ e a ´The wilderness´, su cui le idee devono ancora chiarirsi. In ogni caso, stay tuned, soprattutto se il livello del songwriting si manterrà a queste altezze.

Pietro Cozzi (www.mescalina.it)

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