Archive for dicembre 2, 2010

Warpaint – The fool ( cd – 2lp )

Dando un’occhiata alle prime informazioni che trapelano sul progetto Warpaint si potrebbe cadere in trappola: un gruppo composto da quattro fanciulle (tutte indubbiamente molto graziose, alcune con alle spalle anche esperienze cinematografiche) con base nell’assolata Los Angeles, in quella California patria del divertimento e fucina (non solo, ovviamente) di grandi nomi pop. Poi però l’occhio cade sul nome dell’etichetta che le produce ed ecco spuntare la britannica Rough Trade, una label da sempre dedita a suoni più alternativi e cupi. E infatti qui tutto si può trovare tranne che sole, cuore, amore e sonorità ballabili.
Le Warpaint sono attualmente Emily Kokal (voce/chitarra), Theresa Wayman (voce/chitarra), Jenny Lee Lindberg (basso/voce, già nel film “Le regole dell’attrazione” del 2002) e Stella Mozgawa (batteria/chitarra), ma dall’anno della loro nascita (2004) fino ad oggi vantano frequentazioni di un certo livello: nella band per un periodo ha militato quel Josh Klinghoffer che oggi è entrato a far parte dei Red hot chili peppers sostituendo il dimissionario John Frusciante. E proprio quest’ultimo nel 2009 mise mano al loro primo EP “Exsposure corps” in fase di mix e masterizzazione.
Ora ecco “The fool”, album d’esordio composto da nove brani tutti dal corposo minutaggio (il più breve dura 4:10, il più lungo 6:36), un lavoro in cui un denso intruglio psichedelico si scioglie in spiriti dalle diverse facce. Il primo ha il volto scuro, diviso a metà tra Robert Smith dei Cure e Ian Curtis dei Joy Division: canzoni come “Set your arms down”, “Warpaint”, “Majesty” e l’ottima “Undertow” (Pressing in my eyes/Seeing little lights /Just like these decisions that only one could make /I wanted to stay home but I went”) si rifanno senza vergognarsi al sound della new-wave britannica, aggiungendoci però quel tocco femminile che lo differenzia inesorabilmente. “Bees” e “Composure” sono invece leggermente più rock e veloci, ricordando (soprattutto la seconda) lo spirito indie delle “defunte” Sleater-Kinney, episodi forse non al livello dei precedenti, ma comunque di buona fattura. Infine lo spirito più dolce/amaro, acustico e quasi cantautorale: la soffice “Baby” che ricorda alcuni episodi di Cat Power ed il pianoforte rassicurante e profondo di “Lissie’s heart murmur” con un leggero eco di Mazzy Star. Insomma, le Warpaint sono un gruppo indubbiamente interessante e “The fool” è un bel disco d’esordio: la miscela tra new-wave, psichedelia e quella delicatezza tutta femminile funziona. La pecca è forse l’eccessiva lunghezza delle canzoni, ma essendo la prima gliela si può perdonare. E poi si sa, ogni tanto le donne parlano troppo.

Ercole Gentile (www.rockol.it)

dicembre 2, 2010 at 6:49 PM Lascia un commento

L’uomo fiammifero di Marco Chiarini ( dvd )

eramo, campagna abruzzese, 1981. Simone vive da solo con suo padre, la madre è morta qualche anno prima. D’estate in campagna non c’è molta altra gente se non i personaggi partoriti dalla fantasia di Simone e una bambina che ogni tanto passa di lì assieme al figlio adolescente del proprietario terriero e che ne smuove l’interesse. Simone però ha un’unica preoccupazione: trovare l’Uomo Fiammifero, figura non ben identificata che sembra un trampoliere con grande fiammifero in mano. Poco importa che il padre non creda alla sua esistenza e anzi combatta da bravo uomo verace di campagna l’attitudine svagata del figlio, che questa sua fissazione lo renda oggetto di scherno e che la ricerca rimanga sempre frustrata. L’Uomo Fiammifero che accende le stelle, ha paura del giorno e va trovato lasciando e seguendo indizi, risolverà tutto.
Sui complicati meccanismi di elaborazione del lutto molto si è scritto e girato, specie se incentrati sulla psicologia infantile. Mai però si era visto un lavoro così sincero, diretto e violento nelle sue prese di posizione cinematografiche. L’uomo fiammifero è un film per ragazzi in grado di parlare a tutti andando a smuovere blocchi di memoria sui quali non si era mai soffermato nessuno. Non si tratta solo di parlare della vita di un bambino ma di centrare con precisione chirurgica quel sentire insistendo su particolari e dettagli che instradano lungo percorsi raramente battuti. A partire da rumori, odori e materiali Chiarini costruisce un mood e ricostruisce situazioni familiari a tutti che prescindono dal periodo e dall’ambientazione.
L’uomo fiammifero è un film cercato, voluto e finanziato in maniera avventurosa tramite la realizzazione dell’omonimo libro illustrato (sempre ad opera del regista/autore Marco Chiarini). Un’opera realizzata con pochi soldi e un grande dispendio di energie in postproduzione (doppiaggio, animazione stop motion, lavoro sulle immagini), reso possibile da un lavoro preciso e attento su un set sul quale si operava in digitale ma si pensava in analogico. Chiarini si è messo in proprio e ha fatto quasi tutto da sè, potendo contare su pochissime collaborazioni di livello, come ad esempio quella dell’azzeccatissimo Pannofino, ma riuscendo ad aggiustare e calibrare tutto alla perfezione per realizzare la folle ambizione di girare con un budget ridicolo un film migliore di quelli di serie A, all’interno di un genere (il fantasy) solitamente considerato dispendioso.
La lunga galleria di personaggi immaginari portati in vita con trucchi da cinema muto applicati all’era del digitale, giochi di luce e ombra, espedienti di doppiaggio e ogni tanto qualche animazione entra di diritto nelle imprese cinematografiche degli ultimi anni, mentre il film nella sua interezza è tra le migliori pellicole italiane viste ultimamente. Come spesso capita (e non solo da noi) in patria lo si è visto poco e male mentre all’estero ha macinato premi su premi.

Gabriele Niola (www.mymovies.it)

dicembre 2, 2010 at 6:42 PM Lascia un commento


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