Lloyd Miller & The Heliocentrics – Same ( cd – 2lp )

agosto 31, 2010 at 5:37 pm Lascia un commento

Diavolo di un Malcolm Catto: ha fatto centro un’altra volta!

Meno di tre anni fa la sua creatura Heliocentrics si rese protagonista con Out there di uno dei più brillanti esordi del nuovo millennio, così zappiano come non se ne sentivavo dai tempi di Freak out.Poteva essere una meteora: così non è stato. Oggi Heliocentrics è sinonimo di buona musica, contaminazione, ma soprattutto di svecchiamento dei vecchi stilemi jazzistici, sapientemente riveduti e attualizzati. Dopo le eccellenti recensioni raccolte da “Out There“, Catto iniziò la personale opera di redenzione di grandi vecchi misconosciuti o caduti nel dimenticatoio. Il primo esperimento avvenne con gli etnicismi afro del musicista etiope Mulatu Astatke, una collaborazione che generò un mirabolante capitolo della serie Inspiration information, uno di quei dischi che non saprai mai se collocare nel reparto jazz o nel reparto world. Malcolm Catto oggi si erge nuovamente a paladino dei dimenticati, una sorta di novello Ry Cooder, offrendo un’insperata chance a Lloyd Miller, etnomusicista e polistrumentista di grande esperienza; nato nel 1938 a Glendale, California (la stessa città che diede i natali a Captain Beefheart), ma vissuto per diversi anni in Iran, dove fra le altre cose si occupò di giornalismo, fece l’attore e arrivò persino a condurre uno dei varietà più seguiti nella terra dello Scià. Dall’unione fra Heliocentrics e Miller scaturisce un superbo distillato di jazz contemporaneo e atmosfere mediorientali, straordinaria sintesi di due mondi che si fondono in maniera del tutto naturale, nel quale tutti i protagonisti danno il proprio meglio, setacciando i rispettivi background. È il prodotto di una jam nella quale le strutture aperte tipiche delle improvvisazioni che resero grande il jazz, anche quello più classico, si contaminano con i suoni della vecchia Persia, gli odori del subcontinente indiano, i sapori dei paesi arabi, i loro misteri, la loro spiritualità, le loro danze, la loro tribalità. C’è una traccia che si erge sulle altre, quella “Lloyd Lets Loose” intrisa di street poetry e free music, un episodio degno del miglior Zappa, che non avrebbe sfigurato nel suo “Grand Wazoo”. Ma in tutte e dodici le composizioni assistiamo a un portentoso concentrato di ethno-jazz di rara compattezza, da catalogare fra i più riusciti di sempre. E se proprio vi siete stancati di certa lounge troppo plasticosa, “Lloyd Miller & Heliocentrics” farebbe la propria degna figura come sottofondo impegnato nei migliori aperitivi del pianeta. Esotismi e virtuosismi, sitar che incrociano flauti, psichedelia da incantatori di serpenti (pregasi ascoltare “Bali Bronze“), visioni di Teheran, orchestrazioni inappuntabili, pianoforti che paiono leggeri come piume, the nel deserto, arrangiamenti rigogliosi quanto una foresta equatoriale, tramonti indimenticabili. Tutto questo e molto altro nella prova che sancisce l’ingresso ufficiale del collettivo Heliocentrics nella ristretta cerchia dei grandi del jazz contaminato contemporaneo.

A noi l’onere di valutare se assegnargli la palma di miglior disco jazz o world dell’anno: temo che se li meriti entrambi.

Claudio Lancia (www.ondarock.it)

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