Phosphorescent – Here’s to taking it easy ( cd – lp )

giugno 12, 2010 at 10:59 am Lascia un commento

Era necessario questo invito a “prenderla alla leggera”: per ricordarci di quanto, nonostante tutto, dei suoni a loro modo familiari e insieme maestosi di una festa di campagna nell’Alabama, di un tramonto sopra Los Angeles, ci sia sempre bisogno, in qualche modo. A ricordarcelo, in questo suo quinto disco, è Matthew Houck, in spalla la chitarra e un bizzarro moniker: Phosphorescent. “Here’s To Taking It Easy” è un album che appare, ai primi approcci, come tanti altri: di certo non fa dell’estro melodico il suo punto di forza.
E’ più semplicemente un lavoro di emozioni limpide, un canovaccio già affrontato innumerevoli volte, ma che solo in pochi riescono ad accendere di vita: mai come in questo genere a contare è l’interpretazione. Phosphorescent, per il suo stile di appassionato abbandono, per i ricami strumentali che si rivelano effettivamente fuori dall’ordinario a un ascolto attento, può essere a buon diritto considerato uno dei migliori “interpreti” attuali dell’Americana più verace.

Una ricercatezza nel tessuto chitarristico, nelle punteggiature pianistiche e nel corredo strumentale tradizionale che ricorderà fin da subito una riproposizione – edulcorata degli schizzi impazziti di Nels Cline e delle più oscure suggestioni cantautorali di Tweedy – dei Wilco più briosi (“I Don’t Care If It’s Cursing“, “It’s Hard To Be Humble (When You’re From Alabama)”).
Il tutto viene ingentilito da romantiche armonizzazioni (“Nothing Was Stolen (Love Me Foolishly)”) e ariosi valzer (“We’ll Be Here Soon“) per languidi tramonti di immaginario peregrinare in remoti luoghi affettivi.
Nella pulizia, nella nettezza delle sensazioni musicali dell’affresco di “Here’s To The Taking It Easy“, Phosphorescent supera (e supererà negli anni a venire) sia la ripresa un po’ giovanilistica di Neil Young operata dai vicini Low Anthem (“The Mermaid Parade“), che il trasporto emotivo comunque ingessato del Ryan Adams più ispirato.

Here’s To Taking It Easy” è insomma un disco in cui il “classico”, in ogni sua accezione, occhieggia benevolmente, un’ombra paterna stesa come un caldo drappo, che rende l’ascolto piacevolmente confortante. Una liberazione di “raffinata genuinità” che assume contorni à-la Oldham, prima nell’esplosione di coloriture musicali del country di “Heaven, Sittin’ Down“, poi anche nell’esotico mantra di “Hej, Me I’m Light“.
E’ quando ci si affaccia sul panorama notturno della Los Angeles semiassopita dell’ultima traccia, un lungo viaggio di dolore sotterraneo ma vibrante, che la forza espressiva di Houck si trasfigura, sbocciando completamente in un’epica ricostruzione di un potente paesaggio dell’anima, in cui annegare lentamente.

I’m closing my eyes Till the colors appear Throw me your line Ain’t it funny up here To stand in the light Say I ain’t come to Los Angeles just to die

Lorenzo Righetto (ww.ondarock.it)

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