Gong – 2032 ( cd – 3lp )

marzo 9, 2010 at 5:43 pm Lascia un commento

La “Radio Gnome Trilogy” ora ha un quarto volume. Dal 1974 (“You“) è la prima volta che Steve Hillage si ritrova a suonare con la band di Daevid Allen e il risultato è straordinario. Questo nuovo album dei Gong suona attuale, fresco, ricco d’inventiva e humour come del resto è tradizione del genio australiano.
La ritrovata armonia con l’ex-compagno di merende Hillage pervade tutto questo bel disco. Non ci sono momenti di stanchezza o di puro esercizio nostalgico. Il 2032, che titola l’albo, allude all’anno nel quale finalmente il pianeta Gong, abitato dai Pot Head Pixies con le loro teiere volanti, entrerà in contatto con il pianeta Terra, a seguito di un perfetto e armonico allineamento astrale. La ricetta è la solita: progressive intelligente, iniezioni psichedeliche, idee a profusione, ritmi mozzafiato, cambiamenti di tempo e atmosfere, umorismo zappiano, rime buffe, droni e larghi brani di puro space rock visionario con tanto di space whispers.
A parte Pip Pyle e Pierre Moerlin (entrambi passati a miglior vita) la formazione dei Gong è quella originale, con qualche aggiunta come quella di Yuji Katsui (violino elettrico) della jam band progressive-psychedelic giapponese Rovo.

La classe non è acqua: “City Of Self Fascination” apre l’album con pulsare contemporaneo. “The Year 2032” è un brano poetico, nello stile migliore di Daevid, con interventi di Didier Malherbe al sax soprano che tolgono il fiato e portano la mente al collegamento ideale col passato dei Gong, riprendendo il discorso lasciato sospeso (noi si pensava chiuso) della trilogia.
Difficile indicare un momento migliore, davvero, sebbene “Guitar Zero” offra un groove veramente irresistibile, nel quale il liquido fraseggio di Steve Hillage introduce a un bellissimo assolo di sax di Theo Travis. “Portal” è fortemente rock e hillagiana, “Digital Girl“, il singolo ideale tratto dall’album, pura canzone gnomica, così come “How To Stay Alive“, che ancora una volta vede il talento di Allen per l’affabulazione, la rima improbabile su un tempo divertentissimo psychorap su scala araba di antica memoria in veste nuova. Dalla canzone anche un divertente videoclip a cartone animato che ben descrive la complessa cosmogonia gonghiana.

Le esperienze recenti di Daevid con – per esempio – gli University Of Errors, o in tempi meno recenti con Kramer e Microcosmic, sicuramente hanno attualizzato il sound dei nuovi Gong, rendendolo più contemporaneo, sapendo declinare verbi moderni e significanti nuovi per significati classici.
Un senso di divertita gioia pervade tutto l’album, con il quale i Gong non potevano festeggiare in modo migliore il quarantesimo anniversario della band. Uno degli album migliori della loro discografia.

Voto 8 – Massimo Marchini

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