Si può fare di Giulio Manfredonia ( dvd )

novembre 25, 2009 at 7:44 pm Lascia un commento

“Si può fare” racconta una storia di una ventina d’anni fa, quando Nello, sindacalista ‘in esilio’, viene spedito a dirigere una cooperativa di persone affette da disturbi mentali, rimaste a piede libero in seguito alle chiusure dei manicomi.
Il film può esser tranquillamente etichettato come una delle migliori sorprese del cinema italiano degli ultimi mesi. Un’opera piccola, che trattiene in sé una tale potenza emotiva da lasciare un segno profondo nello spirito di chi ne gode.
I matti, i diversi, i picchiatelli sono per naturale inclinazione trame intricate, aggrovigliate, indistricabili e mal si sposano con l’ipocrita e omologato tessuto sociale.
Un gruppetto di loro però decide di non voler più abbassare la testa, di esser stanco di ingoiare sedativi, di mettere in atto un riscatto sociale esaustivo e liberatorio. E lo fa attraverso l’ingresso della cooperativa nel mondo del mercato, e quindi naturalmente di quello degli internati nel mondo esterno. Il pretesto per emanciparsi da quel buio destino che la psichiatria, medicina spesso funesta e distruttiva, aveva a priori scelto per loro, catalogandoli in pagine ed anni di archiviazione di casi più o meno simili. La differenza nel trattamento si misura in semplice differenza di dosaggio della stessa medicina annullante. 4 mg per chi ha disturbi sessuali, 6 per chi mena facilmente le mani e via dicendo.
L’uso degli scarti di legno per creare parquet unici ed originali è una forte e manifesta metafora, gli scarti della comunità sociale possono, attraverso la loro diversità, risultare unici, irrinunciabili, magnifici, arrivando ad insegnarci qualcosa che è difficile scrivere sui libri, ma che si trasmette all’altro con gli sguardi contagiosi di chi non possiede altro che una smisurata voglia di viversi. Un film sulla magnificenza della diversità quindi, ma anche sulla durezza della vita stessa, che spesso presenta il conto quando non ce lo si aspetta, portandosi via anche le briciole di un’esistenza spezzata, come quella di Gigio.

Una pellicola di denuncia, verso la medicina psichiatrica sì, ma prima di tutto verso i pregiudizi, verso il benpensare, verso il buon costume di lor signori. E allora nessuno si stupisca se ‘i matti vanno a mignotte’ e non se ne innamorano, oppure se irrompono in una sfilata della fashion milanese, sbaragliando ladies and gentleman impacchettati, impegnati in un rito propiziatorio dal sapore pagano e blasfemo, agli occhi dell’innocenza di noi diversi. Ed anche sulla diversità ci sarebbe da discutere. Diverso perché esterna le proprie paure, diverso perché non ha bisogno di filtrare le proprie pulsioni per espletarle, diverso perché toccato dall’innocenza di un fanciullo che non se n’è più andata. Beh, allora questi diversi ci piacciono eccome, perché in fondo sono uguali a noi. Mancheranno di buone maniere, di fiuto per gli affari (di qualsiasi natura essi siano), di tangenza con il mero reale e fruibile, ma di certo non di avere uno stretto legame col proprio esser vivi.

Non fermarsi mai perché ‘si può fare’, anzi si deve fare. Non serve star rinchiusi a piangersi addosso, bisogna confrontarsi con ciò che ci spaventa, essere anche pronti a perdere, perché nella vita spesso si perde, e bisogna dirlo a tutti, anche a chi sembra diverso. Un modus vivendi di cui la storia si nutre avidamente, in un percorso di crescita e di formazione di ogni singolo personaggio: da Nello allo psichiatra vecchio stampo.
Una visione di cinema davvero irrinunciabile.
Emozionante e coinvolgente, non scade mai nella banalità o nel pietismo, offrendo una prova corale di un gruppo di interpreti splendidamente assortito, regalandoci il miglior Bisio di sempre, intenso, credibile ed ironico.
Da vedere, rivedere e portare sempre con sé.

Tommaso Ranchino (www.cinemalia.it)

 

 

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