Archive for novembre 21, 2009

Vincere di Marco Bellocchio ( dvd )

Siamo agli inizi del secolo e un giovane socialista rivoluzionario incontra casualmente una donna passionale come lui, Ida Dalser. Quel giovane si chiama Benito Mussolini. Lei lo seguirà nella sua azione politica, assecondandone i cambiamenti di rotta e giungendo fino a spogliarsi di tutto per consentirgli di fondare il proprio giornale, «Il Popolo d’Italia». Gli darà anche un figlio che verrà chiamato Benito Albino e sarà riconosciuto dal padre. Ida però dovrà scoprire che il suo matrimonio, avvenuto in chiesa, ha molto meno valore di quello che Mussolini ha contratto civilmente con Rachele Guidi da cui ha avuto la figlia Edda. L’ascesa dell’uomo politico è inarrestabile così come la sua decisione di escludere dalla propria vita sia Ida che il bambino. La donna cercherà di autoconvincersi che si tratti solo di una messa alla prova che non potrà che risolversi in senso positivo. Invece significherà per lei e suo figlio la morte in ospedale psichiatrico circondati da una cortina di oblio.
Marco Bellocchio affronta una pagina di storia italiana misconosciuta. La notizia era apparsa negli anni Cinquanta su «La Settimana INCOM Illustrata» ma pochi vi avevano prestato credito perchè in quell’epoca i falsi memoriali su malefatte degli esponenti del fascismo inondavano le redazioni. Due giornalisti Rai, Novelli e Laurenti, riprendono di recente le ricerche e realizzano un documentario che va in onda su RaiTre nel gennaio 2005. Da esso emerge una fitta serie di testimonianze sulla veridicità di quanto all’epoca denunciato..
Si può affermare che Bellocchio non poteva non essere attratto da una vicenda che coniugava il tema del potere con le dinamiche della psiche. Ne emerge un film come al solito molto personale che denuncia però una costrizione in cui il regista non si trova a suo agio. La camicia di forza della Storia, con le sue date e i suoi avvenimenti, vincola la narrazione che tenta di liberarsene non riuscendovi sempre. Certo Bellocchio aveva già affrontato di recente la Storia con Buongiorno, notte ma lì aveva potuto lavorare da Maestro ri-costruendo. Qui non può farlo liberamente e se ne avverte la consapevolezza nella scelta stilistica di ricorrere a una modalità narrativa che gli sta particolarmente a cuore: l’opera lirica. L’intero film è costruito come un melodramma sia sul piano musicale che su quello della struttura, con la passione dominante all’inizio a cui seguono la disillusione e la morte.
Su tutto questo prevale però una lettura decisamente interessante e che mette in gioco la psichiatria e, ancor più, la psicoanalisi che studia il rapporto tra il potere e le masse. Mentre la follia diviene sempre più collettiva e partecipata nel Paese, ci suggerisce Bellocchio, diviene quasi indispensabile che la normalità (Ida) venga trattata come devianza. Mentre l’Italia corre verso il baratro della Seconda Guerra Mondiale la Dalser e suo figlio vengono fatti precipitare nella clausura degli Istituti. Dove non basterà l’ammonimento dello psichiatra: «Questo non è il tempo di gridare la verità. È il tempo di tacere, di recitare una parte». Chi non è disposto a piegarsi non può che essere stroncato oppure, come accade nell’immagine più intensa del film, non può che arrampicarsi su sbarre senza via d’uscita per gettare nella neve lettere che mai nessuno leggerà

novembre 21, 2009 at 6:39 pm Lascia un commento

Porcupine Tree – The Incident ( cd – 2lp )

Cosa potremmo mai aspettarci dal successore di “Fear of a Blank Planet“? Disco che probabilmente contiene qualche buona idea e magari è anche piacevole all’ascolto, ma da menti della musica come Steven Wilson direi che bisogna pretendere molto di più. E’ il caso di “The Incident“, che fa sembrare il suo predecessore un tentativo parecchio abbozzato, probabilmente anche per pressione dal nuovo contratto con la RoadRunner Records.

 Il disco si suddivide in due CD, di cui il primo è occupato totalmente dalla title-track, The Incident, una lunga suite di ben 55 minuti composta in quattordici capitoli, anche se la divisioni tra i capitoli è abbastanza netta, non continua come ci si potrebbe aspettare. Il secondo disco può essere considerato una sorta di EP affiancato al disco principale, (che non vuole assolutamente essere una definizione dispregiativa, anzi) probabilmente per fungere da complemento, dato che fare un disco con un’unica suite probabilmente sarebbe stato semplicemente “troppo”.

 Se siete stati in Inghilterra, di certo non avrete difficoltà ad affiancare varietà paesaggistiche alla musica di questo disco. Certamente non è una novità, ma penso che questa realtà sia molto più accentuata nel disco.

 Descrivere la suite nei particolari sarebbe un compito fin troppo prolisso e logorroico, mi limito a dire che in questo “viaggio” di quasi un’ora esploriamo da una parte tutti i territori dove il buon Steven Wilson ha già messo piede, che siano melodie acustiche, ambient o i suoi tipici (ed oserei geniali) riff, pesanti o meno. D’altra parte esploriamo anche territori, magari già accennati in opere precedenti, che vengono approfonditi, ed altri che sono tutti da scoprire. Insomma un “ciclo” che agli estimatori delle suite piacerà senz’altro.

 Mentre il primo disco probabilmente aveva il ruolo di “tipica giornata inglese grigia e nuvolosa” il secondo disco invece si addentra in quelle che sono atmosfere più notturne ed ambient, che a volte toccano punte “SilentHill-eggianti”. Flicker, Bonnie The Cat, Black Dahlia e Remember Me Lover rappresentano tutti quella classica vena dei Porcupine Tree, che come disse Steven Wilson in un intervista “the saddest music is also the most beautiful”. La musica triste è anche quella più bella

novembre 21, 2009 at 6:17 pm Lascia un commento


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