Xtc as The Dukes of Stratosphear – 25 O’clock ( cd )

giugno 22, 2009 at 4:35 pm Lascia un commento

Vi fu un momento in cui, in Italia, la diffusione della musica cosiddetta di qualità avveniva per mezzo di poche ma agguerrite riviste di settore, Rockerilla in primis, di volenterose fanzine distribuite alla bene e meglio presso i negozi di dischi, ma soprattutto con il passaparola che, come ogni passaparola che si rispetti, era oggetto di curiose storpiature e distorsioni.

Il mondo anglosassone restava una landa lontanissima, immaginifico eldorado in cui produttori e artisti partorivano trovate oltre la soglia della fantasia più fulgida, ma che dal buio di una cantina inopinatamente decollavano alla volta di successi planetari o, nel peggiore dei casi, si annoveravano fra le iniziative eccentriche. Oppure da ricordare nel tempo, come quella dei Dukes Of Stratosphear.
E pensare che la boutade di travestire una band come gli Xtc in un gruppo di debuttanti dai nomi improbabili (Sir John Johns, The Red Curtain, Lord Cornelius Plum e E.I.E.I. Owen, rispettivamente Andy Patridge, Colin Moulding, Dave Gregory e il fratello Ian, occasionalmente reclutato a occupare il posto del fuoriuscito Terry Chambers) non mise in fuorigioco solo noi mediterranei nella miseria dei nostri tam tam, ma anche i ben più scafati appassionati e addetti ai lavori albionici.

Il bluff non durò ovviamente a lungo, sulle prime funzionò, ma poi qualcuno cominciò a farsi delle domande sul perché questo Ep uscisse proprio il primo aprile (1985).
Ad agevolare la riuscita del giochetto fu certo la versatilità della band, inserita nel filone post-punk, ma in realtà assai più dedita a una forma di pop in cui i lineamenti wave erano del tutto incidentali e destinati, specie dalla seconda metà degli anni 80, a esibire parentele distanti dal 1977 e anzi prossime ai Kinks e ai Beatles.

Coi Dukes però si va oltre, giacché è proprio nella disinibita estemporaneità del progetto segreto che gli Xtc mettono a segno un colpo spiazzante e per certi versi innovativo.
Spiazzante perché la nuova stagione della pop psichedelia doveva ancora prendere piede specie in Inghilterra, laddove negli Stati Uniti il Paisley Undergorund già ne rovistava il lato più rock, formalmente innovativo perché lo sfacciato citazionismo si trasformerà di lì a poco, mutatis mutandis, dal peccato originale oggetto del disprezzo dei puristi al fiore all’occhiello di molte decorate indie-band, in una prospettiva che ad oggi va ancora per la maggiore.
Citare con qualità, insomma, è un merito non da poco, farlo con ottime canzoni sa di piccola impresa. Così dalla sfrontatezza cagionata dall’anonimato posticcio, prendono forma autentiche perle psichedeliche.

La canzone che battezza l’Ep possiede una intro in cui un ipotetico graffitaro delle note manomette in fretta e furia la pinkfloydianaMoney” per poi fuggire a ritroso nei sixties, compiendo la medesima operazione con “I Had Too Much To Dream (Last Night)”, la celebre galoppata lisergica degli Electric Prunes, finendo beffardamente la corsa tornando al passato prossimo dei Deep Purple di “Child In Time”. Un centrifugato irresistibile.

Da “Bike Ride To The Moon” a seguire non ci si muove più dagli anni Sessanta.
Qui è il Syd Barrett più esagitato a menare le danze, con una cesellatura d’arrangiamenti che pare uscire direttamente dagli Abbey Road Studios per mano di Norman Smith.
All’orecchio più attento non potranno sfuggire le analogie di “My Love Explodes” con gli stessi Xtc del successivo “Skylarking” (1986), guarda caso prodotto da Todd Rungren, leader di quei Nazz che a loro volta aleggiano fra una traccia e l’altra.
Ascoltando “Mole Of The Ministry” ti aspetti che da un momento all’altro si palesi la voce di George Harrison a sibilare la sua “Taxman” e invece ti resta fra le mani l’epilogo di un nastro registrato al contrario, nella miglior tradizione del rock farcito di allucinogeni.

A compendio delle sei tracce originarie, la ristampa presenta le immancabili demo version che esaltano per contrapposizione l’incredibile lavoro svolto in studio, ma anche saporiti frutti d’improvvisate quanto improbabili reunion dei Dukes: su tutte “Open A Can Of Human Beans”, apparsa nel 2003 in una compilation di beneficenza dal titolo “Wish List”.
Una serissima  goliardata quella di “25 O’Clock”, così seria da conoscere un seguito sulla lunga distanza due anni dopo (“Psonic Psunspot” anch’esso ristampato con dovizia grafica e ricchezza di contenuti extra), ma soprattutto da riaprire un libro che le nuove leve della psichedelia prenderanno a consultare senza posa negli anni a venire. Da riscoprire.

 

Marco Bercella

Annunci

Entry filed under: Notizie.

24 Hours Party People di Michael Winterbottom ( dvd ) Xtc as The Dukes of Stratosphear – Psonic Psunspot ( cd )

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
giugno: 2009
L M M G V S D
« Mag   Lug »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  

Blog Stats

  • 138,357 hits

Commenti recenti


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: