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The Millionaire di Danny Boyle ( dvd )

Capofila di un Occidente sempre più sedotto non dall’India millenaria ma dal suo cinema esagerato e rutilante nel quale si ritrovano tutti gli elementi dei grandi mélo di una volta, riattualizzati dallo sviluppo selvaggio del subcontinente indiano e dalle mostruose contraddizioni delle sue megalopoli. Ieri insomma la Londra di Dickens (o la Parigi di Eugene Sue ), oggi la Mumbai di The Millionnaire. Dove può accadere che un piccolo “intoccabile” cresciuto nelle baraccopoli diventi ricchissimo partecipando al quiz tv “Chi vuol esser milionario?” (format internazionale + contesto esotico: cosa volere di più?). Difficile però accettare che il miserabile Jamal, ragazzo del tè in un call center (altro elemento esotico e familiare), possa conoscere le risposte a tutte quelle domande che mescolano astutamente mitologie locali e cultura pop occidentale.

Così il potente presentatore del quiz lo fa sequestrare e torturare dalla polizia (potere poliziesco e potere televisivo: altra accoppiata diffusa di questi tempi). E mentre lui risponde, la sua storia incredibile scorre impetuosa sotto i nostri occhi. Dall’infanzia, libera se non spensierata, nei vicoli di Bombay (poi Mumbai) alla morte della madre, uccisa in un’incursione di fanatici islamici. Dai giochi nelle discariche al reclutamento forzato in un’organizzazione che manda i ragazzini a cantare ed elemosinare (storpiando e accecando i meno intonati). Dalla fuga avventurosa sui treni che attraversano il paese, all’adolescenza paracriminale (il fratello, un duro, fa carriera). Tutto inseguendo la piccola Latiqa, salvata e perduta da bambina, e ritrovata adulta amante del boss. Con un gusto del mitico e del favoloso che rende davvero irresistibile questo concentrato di mille vite, virandolo in chiave quasi di commedia.

E genera diverse scene indimenticabili: su tutte l’impossibile incontro del piccolo Jamal, appena caduto in un pozzo nero, col divo più famoso di Bollywood, il leggendario Amithab Bachchan (l’oro e la merda: altri simboli universali). L’India è il nostro passato, si dice di solito. Chissà che non sia anche il nostro futuro.

Fabio Ferzetti

giugno 10, 2009 at 6:56 pm Lascia un commento


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