Archive for maggio 6, 2009

Download e nuovi barbari

“I negozi di musica mantengono ancora vivi i contatti sociali e questo permette alle persone di incontrarsi. Senza questi luoghi che lavorano in modo indipendente, la società rischia di polverizzarsi in una miriade di singoli seduti davanti al computer” 

Queste parole di Ziggy Marley forse vanno dritte al cuore del problema.

Ed è bene ricordarsene non solo il 19 aprile – che per chi non lo sapesse è la “Giornata Mondiale in aiuto dei Negozi di Dischi” – ma soprattutto in tutti gli altri giorni dell’anno. Dietro al banco di un negozio di dischi è facile accorgersi di come stia cambiando il mondo. Accade sempre più spesso di incrociare giovani che vagano come fantasmi, le cuffiette dell’i-pod ben salde sulle orecchie, assorti nell’ascolto della musica che hanno appena scaricato. E se per caso acquistano un cd – evento a dire il vero piuttosto raro – non tolgono gli auricolari nemmeno al momento di pagare. Di “ciao, buongiorno, buonasera” neanche a parlarne. Ma sarebbe il meno. La cosa triste è che spesso non abbozzano neppure un sorriso. Nel giro di pochi anni la tecnologia ha perfezionato quel processo di isolamento che sta trasformando il mondo in un luogo popolato da esseri “autistici”, incapaci di relazionarsi, segregati nel proprio piccolo mondo. Isolamento, solitudine, separazione. E comunicazione (solo) virtuale. Puoi aver rubato in rete migliaia di dischi e averli imbottigliati nel tuo i-pod – ma se poi non hai qualcuno con cui parlarne e condividere l’emozione di un ascolto, che gusto c’è? Allo stesso modo puoi avere 400 amici su Facebook e sentirti solo come un cane. O andare in uno di quegli orrendi centri commerciali che dicono essere i “nuovi centri di aggregazione” e, nella folla anonima e massificata, sentirti un nulla, uno zero, più solo che in mezzo al deserto. La sensazione è che la maggior parte delle persone non colgano le conseguenze dei propri comportamenti. Ad esempio, il download. C’è chi lo pratica in modo selvaggio e un po’ idiota, scaricando 24 ore al giorno cose che non avrà mai il tempo di ascoltare (o vedere). Giusto per il piacere dell’accumulo, per poter dire “ce l’ho” proprio come da bambini con le figurine. Musica e cinema in qualità spesso molto scadente – ma che importa? Tanto è gratis… (le statistiche dicono che il 96% di chi scarica lo fa illegalmente). Peccato che chi scarica a tempo pieno e sostiene a spada tratta il DIRITTO a non dover scucire un euro per il ristoro di occhi e orecchie, non si accorga che non solo ne svilisce il valore, ma da il suo piccolo, decisivo contributo alla morte della “vera” musica e del cinema d’autore. Perché non c’è nulla di male a scaricare l’ultimo (spesso inutile) disco della rockstar multimiliardaria – quasi sempre musica finta, di plastica, che non merita si metta mano al portafogli per acquistarla. Ma quando per caso in rete scopri qualcosa di autentico – si tratti dello sconosciuto songwriter al disco d’esordio o del regista indipendente che in modo quasi miracoloso è riuscito a mettere insieme il suo primo film – se invece di sostenerli e “premiarli” acquistando il loro cd/dvd li scarichi senza pietà, questi talenti non avranno di che vivere e anziché fare il secondo disco/film forse si butteranno sotto un treno. E’ in questo senso che esiste – deve esistere – un modo per così dire “etico” di scaricare. Così come esiste – senza dubbio – un modo “etico” di acquistare. Perché è vero che negli “orrendi centri commerciali” di cui si diceva prima – in cui tutto è solo merce e solo le parole ‘sconto’ e ‘offerta’ sembrano avere un senso – quando acquisti cd o dvd risparmi qualche euro. Per forza: spesso vendono sottocosto, e se lo possono permettere perché sottopagano i dipendenti, se vanno in rosso è lo stato a ripianare i loro bilanci, e non di rado – è stato dimostrato – hanno solidi legami con la malavita organizzata. Perciò è bene pensare che ogni volta che entri in uno di questi luoghi senz’anima, non solo assesti un colpo mortale al piccolo negozio indipendente, ma alimenti una catena spesso vergognosa.  

“Ho visto quei negozi indipendenti evaporare in tutta l’America e l’Europa. Ecco perché entro in tutti quelli che vedo e compro dischi appena è possibile. Se li perdiamo, saremo molto più poveri. Ogni volta che acquistate un disco in uno di questi posti è un soffio contro l’Impero” (Henry Rollins) 

E’ notizia di questi giorni che  Nannucci, “storico pilastro della vendita di cd e lp, il negozio di dischi più vecchio non solo di Bologna ma anche d’Italia”, chiude. E’ l’ultimo di una serie di “lutti” – solo nell’ultimo anno il 25% dei negozi di musica ha cessato l’attività nel nostro paese. Certo, le case discografiche hanno una grande parte di responsabilità in tutto questo. Per anni hanno agito in maniera quasi criminale, cercando il massimo profitto, tenendo prezzi insensati, impoverendo il loro catalogo buttando fuori stampa titoli importantissimi, invadendo i negozi con inutili edizioni speciali create al solo scopo di spennare i fans. Ma se oggi con 8 euro ti porti a casa un Nick Drake – e per un Syd Barrett d’annata te la cavi con 5 o 6 euro – il problema non è forse più il caro-dischi, ma quello di attribuire a qualcosa il VALORE (anche affettivo ed emotivo) che ha. E’ il piacere di conquistarsi qualcosa, di sudarselo. Pagare un cd, un lp o un dvd (il giusto prezzo, naturalmente) ha il senso di aver scelto qualcosa che si desidera, di avere espresso una preferenza, di premiare un autore che dice qualcosa che per noi è importante e ci emoziona. Anche perché se puoi avere gratis qualsiasi cosa in qualsiasi momento, dopo l’iniziale euforia, il desiderio muore. Completamente. E tutto si appiattisce, tutto diventa dello stesso colore. Oltre alla tristezza di trovarsi soli di fronte allo schermo muto di un computer.  

“E’ più facile scaricare musica e anche meno caro.. Il risparmio però può costarti un po’ di amici, il gusto musicale e forse anche l’anima. I negozi di musica non possono salvarvi la vita, ma possono sempre darvene una migliore”                                                                                                              Nick Hornby

maggio 6, 2009 at 10:50 am 3 commenti


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